Poema del poeta greco Apollonio Rodio (295 circa, 215 circa a.C.), in 4 libri nei quali sono narrate le vicende legate all’impresa degli Argonauti nella Colchide.
Il protagonista Giasone, parte da Argo accompagnato da valorosi eroi. Il suo maestro, il centauro Chirone, lo invita a portare con sé il poeta Orfeo per assicurarsi il successo dell’impresa: la ricerca del Vello d’oro. Con la sua musica, il mitico cantore placherà infatti ogni disputa tra i marinai, proteggendoli costantemente sino a regolare il ritmo dei remi, e trasformando il loro movimento in un’armonia cosmica.
Nelle Argonautiche, anche Giasone e gli Argonauti affronteranno (come poi Odisseo) il seducente e mortale richiamo delle sirene. E sarà proprio Orfeo con la sua lira ad incantare i marinai e coprire il canto delle sirene, permettendo alla loro nave di passare oltre[1].
Un solo argonauta, Bute, si getta in mare verso le maliarde, sopraffatto dal loro canto, ma la Dea Afrodite giunto a salvarlo, lo condurrà in Sicilia accogliendolo sotto la sua protezione.
È l’unico mortale nella tradizione greca a sopravvivere al richiamo delle sirene grazie ad un intervento divino.
Argonautiche IV, 890-912 :
« La brezza favorevole spingeva la nave, e ben presto avvistarono
la splendida Antemoessa, isola in cui le canore sirene,
figlie dell’Acheloo, annientavano chiunque
vi approdasse, ammaliandolo coi loro dolci canti.
La bella Tersicore, una delle Muse, le aveva generate
dopo essersi unita all’Acheloo; un tempo erano ancelle
della potente figlia di Deò, quando ancora era vergine,
e cantavano insieme con lei: ma ora apparivano in parte
simili a fanciulle nel corpo e in parte ad uccelli.
Sempre appostate su una rupa munita di buoni approdi,
avevano privato moltissimi uomini della gioia del ritorno,
consumandoli nello struggimento. Anche per gli eroi
effusero senza ritegno le loro voci, soavi come gigli,
ed essi già stavano per gettare gli ormeggi sulla spiaggia:
ma il Tracio Orfeo, figlio di Eagro, tendendo la cetra
Bistonia con le sue mani, fece risuonare le note allegre
di una canzone dal ritmo veloce, affinché il suono
sovrapposto della sua musica rimbombasse nelle loro
orecchie. La cetra vinse la voce delle fanciulle: Zefiro
e insieme le onde sospinsero
la nave, e il loro canto si fece un suono indistinto. »

