Vent’anni fa, il 14 ottobre 2006, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, On. Francesco Rutelli, inaugurava, in Via San Giacomo (Sasso Caveoso), il MUSMA [1] (Museo della Scultura Contemporanea Matera), uno dei luoghi della cultura istituito dalla Fondazione Zétema.
“Chi impara senza operare vuol raccogliere senza seminare”, questa saggezza contadina ha pilotato le azioni culturali della fondazione materana, tra le quali spicca il MUSMA, che rappresenta una rarità per essere uno dei pochi musei in grotta dedicato all’arte contemporanea.
La sua attuazione non fu il frutto di una ispirazione onirica: fu il traguardo finale di un lungo e ragionato percorso creativo, suggerito dalla preveggenza del Circolo La Scaletta di Matera, di cui la Fondazione Zétema, dal 1998, rappresenta la diretta filiazione giuridica ed etica. Infatti, l’associazione materana dalla sua fondazione (7 aprile 1959) ha perseguito la finalità di operare l’arricchimento culturale della comunità, quale presupposto per costruire le necessarie condizioni di sviluppo economico e di crescita sociale.
Il recupero e la riutilizzazione residenziale dei Sassi fu il principale obiettivo del Circolo, che tradusse felicemente il principio: la cultura quando diviene fabbrica del civile naturalmente si trasforma in azione politica. Contro il deciso abbandono degli antichi rioni materani (l’originario insediamento urbano di circa 30 ettari di superficie) si aprì la battaglia civile de La Scaletta che sconfisse inerzie e fatalismi, operando il riscatto della città, poiché il recupero dei “Sassi” non è stata una semplice operazione di risanamento edilizio, bensì la riaffermazione della dignità civile ed economica di un popolo.
Per tonificare e rafforzare la continuità di questo impegno civile furono intessute relazioni con il protagonismo culturale e politico del Paese e dell’Europa. In questo contesto si aprì e si consolidò il rapporto umano ed ideale con Pietro Consagra, uno dei massimi rappresentanti della scultura nazionale, rapporto favorito e coltivato dal responsabile del settore arti figurative e plastiche del Circolo, Franco Palumbo, il quale si garantì dell’aiuto del critico d’arte Giuseppe Appella, storico amico del gruppo materano.
Fu così che Pietro Consagra giunse a Matera e ne rimase colpito, tanto da inserire in una “Lettera ai Materani” le sue riflessioni sulla condizione della parte antica della città e i suoi ammonimenti per attuare il nuovo corso vincente della comunità locale.
Questa la confessione di Pietro Consagra: “… non ero mai stato in Lucania prima di avere degli amici lucani a Roma. Naturalmente mi hanno attirato parlandomi di Matera e di una mia mostra da farsi nella città… Un colpo al cuore mi aspettava: girando arriviamo al Circolo della Scaletta dove erano esposti, per un concorso internazionale promosso dagli enti locali, progetti per il risanamento e la ristrutturazione dei Sassi, per adattare l’antica città alle necessità e alle urgenze della vita moderna… Alla vista di quei progetti volevo ora fare la mostra motivandola come protesta a quell’interventismo forsennato. Proposi così mie sculture da dedicare alla visione magica dei Sassi e proposi anche la pubblicazione di un manifesto ai Materani… Partire con Matera sembrava proprio la grande occasione a portata di mano”.
Lo scultore affidò, quindi, ad una “lettera” le sue considerazioni: “visitando la vostra città mi sono reso conto della fortuna che avete avuto, vostro malgrado, abbandonando i Sassi. Ora ve li trovate senza che mani interessate abbiano potuto rovinarne la qualità originaria… Una città nella storia è il capolavoro più grande che ogni collettività ha costruito per se aggiungendolo ad altri capolavori di altre collettività… i Sassi che sono oggetto integro ed unico nella storia del necessario umano alla sopravvivenza nella loro irripetibilità ma anche come creazione armonica del minimo fuori l’artificio e che diventano una presenza sempre più attiva del pudore culturale e del garbato essere al naturale vanno difesi così come stanno… i Sassi di Matera sono un tesoro unico perché ancora non sono stati toccati… il decadimento si può restaurare ma l’inserimento delle metodologie speculative è irreparabile e va impedito”.
Questa tensione etica e culturale portò Pietro Consagra a raggiungere Matera nel 1978, a realizzare i suoi 11 “ferri di Matera”, svettanti sculture bifrontali in ferro denuncianti visivamente la decomposizione strutturale degli antichi rioni vuoti, perché cancellati dalla memoria collettiva.
In questo fervore Pietro Consagra lanciò la sua “Carta di Matera”, sottoscritta da 14 artisti, i quali divennero paladini autorevoli di questa denuncia/proposta culturale.
Fausto Melotti, uno di questi “paladini” sottoscrittori, nel 1985 riprese il colloquio attivo con la città e venne colpito dall’energia del luogo. Espresse, allora, il desiderio di “tenere” una sua “personale” nella città rupestre perché: “la creatività plastica del nostro tempo nelle grotte di Matera torna nel ventre materno”.
Purtroppo Melotti morì il 22 giugno 1986 e la sua aspirazione rimase sospesa.
Ma i soci del Circolo La Scaletta, in particolare il presidente Giorgio Corazza, Franco Palumbo e Giuseppe Appella recuperarono “il sogno materano” dello scultore scomparso e nel 1987 presentarono la sua prima retrospettiva nel palpitante complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci.
Si aprì così l’appuntamento annuale delle Grandi Mostre nei Sassi di Matera, segnato nel 1989 dalle opere di Arturo Martini e via via dai più grandi scultori contemporanei.
L’appeal dei Sassi, uno spazio geografico che si è fatto storia, e la qualità umana e culturale di una libera “minoranza dinamica” rappresentata dal Circolo La Scaletta, crearono un corto circuito positivo con gli artisti i quali, coinvolti nell’ardimento culturale e sociale di questo nucleo associativo, si impegnarono a donare un’opera in presenza della istituzione di un museo territoriale della scultura (“allestite il museo della scultura e vi doneremo una nostra opera”).
Il 24 ottobre 1998, quale gemmazione giuridica del Circolo La Scaletta, nasce la Fondazione Zétema di Matera che si muove sul difficile crinale del “pensare per fare”. In questa visione matura il progetto del Distretto Culturale dell’Habitat Rupestre della Basilicata che collega i luoghi rupestri del territorio declinati dalla loro ciclicità temporale: dalla preistoria alla contemporaneità.
Il distretto culturale dell’habitat rupestre della Basilicata fu la costruzione di un sistema di relazioni per rafforzare il processo di valorizzazione delle risorse culturali ricadenti nello straordinario fenomeno degli insediamenti rupestri e per esaltare una specifica specializzazione territoriale.
È stata questa particolare “dotazione culturale” del territorio lucano, ricco di modelli insediativi urbani, di cenobi grottali e di architetture ipogee illuminate da sorprendenti antichissimi affreschi, a condizionare la scelta progettuale di un distretto culturale specifico, diretto a trasformare questa armatura culturale del territorio in matrice di identità e in strumento di sviluppo locale. Fu un progetto integrato di offerta culturale che si caratterizzò non solo per la omologazione rupestre dei siti ma anche per la perennità storica di tale fenomeno: dalla selce al silicio, dai buchi neri delle grotte paleolitiche ai buchi neri dello spazio, dalle pitture rupestri preistoriche di Filiano al Museo della Scultura contemporanea nelle grotte di Matera.
Il MUSMA, quindi, venne programmato nell’ambito della cadenzata proposta temporale del Distretto culturale dell’habitat rupestre della Basilicata. Il progetto distrettuale non morì nella tristezza di una enunciazione teorica (come un seducente canto di sirena) ma, catturato il filone finanziario del progetto “Sviluppo Sud”, promosso dall’ACRI, ottenne il necessario finanziamento dalle Fondazioni Cariplo di Milano, Carisbo di Bologna e di Vigevano e Piacenza. Questa inedita e rivoluzionaria operazione finanziaria fu resa possibile dalla convinta alleanza culturale del presidente della Cariplo, avv. Giuseppe Guzzetti.
Insieme ai cantieri di restauro delle pitture rupestri di Filiano, della Cripta del Peccato Originale di Matera e delle chiese rupestri melfitane di Santa Margherita e Santa Lucia, si aprì il cantiere di riqualificazione di Palazzo Pomarici, ricco di vasti ipogei, per collocare il Museo della Scultura Contemporanea. Reperite, dunque, dal privato le risorse necessarie per allestire in Palazzo Pomarici questa area espositiva della creatività plastica del nostro tempo, furono messe all’incasso le “cambiali” sottoscritte con affetto dagli espositori delle Grandi Mostre.
Gli impegni furono onorati con le donazioni delle opere rappresentative del primo nucleo dell’area espositiva. Su questo binario si sono posti altri artisti che con generosità hanno seguito l’esempio dei fondatori.
Per questo il MUSMA è anche il museo dell’amicizia, perché frutto di munificenza culturale, poiché la Fondazione Zétema di Matera vive solo di operoso volontariato.
Nell’estate del 2006 il museo venne quindi allestito, attraverso una corale opera di collaborazione che vide protagonisti l’estensore di questa nota, il prof. Michele D’Elia, il critico Giuseppe Appella, l’arch. Alberto Zanmatti e i professionisti dello studio SDIA di Matera.
È simpatico ricordare il fortunato percorso dell’organizzazione della apertura del museo.
Ci chiedemmo chi invitare per il taglio del nastro. La mia risposta fu secca: “dobbiamo mirare in alto, invitando il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, On. Francesco Rutelli”.
A questa mia provocazione l’arch. Alberto Zanmatti, progettista delle installazioni e dell’arredo del museo, riferì della esistenza di un’amicizia tra sua moglie e la signora Barbara Palombelli, coniuge del Ministro. L’amicizia tra le due donne si era rafforzata per la singolare coincidenza di essere proprietarie di due cani di sesso diverso e di razza identica in grado, quindi, di raggiungere l’inseguito obiettivo di una “discendenza” selezionata.
In quel periodo le due signore villeggiavano nel lido di Santa Marinella presso Roma.
La signora Zanmatti, subito informata della questione, con tempestività rispose: “stasera Francesco (Rutelli) viene a cenare a casa e sarà facile per me informarlo di tale vostro invito”.
Il giorno dopo l’arch. Zanmatti comunicò che la missione era stata compiuta e che il Ministro aveva messo in agenda il giorno 14 ottobre 2006 quale data per la inaugurazione del museo. Ai primi di settembre cominciai ad inseguire la segreteria ministeriale per avere la certezza della presenza del Ministro nel giorno della cerimonia inaugurale.
Dopo numerose evasive risposte, giunse quella formale dell’impossibilità del Ministro a raggiungere Matera il 14 ottobre per sopraggiunti impegni istituzionali.
Di fronte a tale situazione si pensò di invitare, al posto di personaggi politici, protagonisti della cultura nazionale, individuando due autorevoli accademici dell’arte nelle persone dei professori Andrea Emiliani e Bruno Toscano, i quali interpellati da Michele D’Elia, loro storico amico, accettarono entusiasti l’invito di venire a Matera.
Diffusi gli inviti e affissi i manifesti, nei primi giorni di ottobre mi giunse dalla segreteria del Ministro una telefonata sibillina di questo tenore: “il Ministro vuol sapere se il 14 ottobre prossimo è ancora il giorno fissato per la inaugurazione del MUSMA”, la mia netta risposta fu di conferma di tale data e della necessità di conoscere la ragione di tale telefonata.
La risposta fu perentoria: “ma a voi interessa che il Ministro venga ad inaugurare il MUSMA?” Replicai con uguale forza: “certo che ci interessa”. La conversazione si chiuse con questo comunicato ufficiale: “Il Ministro Rutelli sarà a Matera alle ore 16 del 14 ottobre per aprire al pubblico le sale espositive del Museo della Scultura Contemporanea (MUSMA)”.
Questo susseguirsi altalenante di rapporti di scelte e di conclusioni fortunate andava raccontato perché le vicende conclusive sono figlie di una indomabile tenacia operativa, nella convinzione che noi siamo condannati a non sbagliare e a dare dignità alle nostre iniziative!
Dovemmo modificare, o meglio disarticolare, gli eventi dell’inaugurazione affidando alla mattina del 14 la presentazione accademica del museo. Come uno svizzero il Ministro Francesco Rutelli giunse a Palazzo Pomarici alle ore 16 del 14 ottobre 2006 tagliando il nastro inaugurale e fermandosi nella visita sino ad oltre le ore 20, accompagnato nel commento delle opere esposte dal soddisfatto ed emozionato Giuseppe Appella. La stampa locale e nazionale dette quindi ampio spazio a tale avvenimento che per me rimase misterioso, sorprendente e altamente gratificante.
Più tardi ebbi modo di chiedere la ragione di tale ormai insperata scelta del Ministro.
Anche in questa occasione la risposta fu elementare: avevamo inconsapevolmente scelto – c’è sempre una divinità amica che ci protegge – il 14 ottobre 2006 come momento di inaugurazione, lo stesso giorno in cui in Europa si celebrava la giornata dell’arte contemporanea. Il Ministero della Cultura inserì in questa particolare agenda europea la inaugurazione di un museo di scultura contemporanea in uno dei posti più antichi del mondo. Fu un privilegio ed un prestigio dell’Italia, del Mezzogiorno, della Basilicata e della città di Matera.
Oggi l’eroismo e la professionalità del nostro civismo attivo vivono da oltre vent’anni, senza alcun pubblico sostegno, nella impresa culturale Synchronos che, con senso di missione e di tenace costanza, gestisce i luoghi della cultura della Fondazione Zétema e garantisce, quindi, con rigore scientifico la fruizione di questo esclusivo museo d’arte contemporanea: il MUSMA.




