“Senza alcun dubbio Dio poteva creare un frutto di bosco migliore
della fragola, ma certamente non lo fece mai.”
Dr. William A. Butler (1535–1618)
Nota con il nome scientifico di Fragaria (Fragaria Vesca da Linneo), che deriva dal vocabolo latino fragrans (fragrante), la pianta di fragole si caratterizza per l’aroma intenso sprigionato dai suoi frutti, soprattutto quelli che crescono spontanei nei boschi. Considerata dal punto di vista nutrizionale un frutto, non lo è sotto l’aspetto botanico: i frutti veri e propri si identificano nei cosiddetti “acheni”, ossia i semini gialli della superficie, e la parte del “falso frutto” non è altro che il ricettacolo ingrossato di un’infiorescenza.
Nell’antica Roma la fragola veniva considerata afrodisiaca e posta al centro della celebrazione in onore di Adone, poiché identificava le lacrime versate da Venere sulla sua tomba. Durante il Medioevo, per forma e colore, cominciò ad essere chiamata il “frutto cuore”, in grado di placare le passioni d’amore.
Nel Rinascimento, la fragola assurse presto a simbolo di perfezione (coltivata in particolare nei giardini dei monasteri), e a partire dal diciassettesimo secolo divenne la golosità prediletta sia da Shakespeare (la definiva “cibo da fate”)[1], che dal Re Sole.
La progenitrice delle fragole extra large pare però venisse dalle Americhe e avesse fatto la sua comparsa in Europa nel Seicento, grazie a un esploratore francese, il capitano Frézier (nome che si pronuncia come Fraisier, fragola in francese…), che ne fece omaggio al Re Sole. Alla sua straordinaria corte i frutti di Venere divennero, e non poteva essere altrimenti, il frutto prediletto per giochini amorosi. La dama invitava il suo cavaliere al tenzone notturno mangiando lascivamente prima dell’incontro, fragoline arricchite di zucchero e panna.
Una iniziale e rudimentale tecnica di coltivazione della pianta venne sperimentata proprio dai giardinieri di Luigi XIV , i quali estirpavano dal bosco le diverse varietà selvatiche per trapiantarle nei giardini di Versailles. L’utilizzo di questo metodo rimase inalterato fino all’inizio del Settecento, quando con l’arrivo appunto di specie extraeuropee si cominciò il ciclo completo della coltivazione. E fu sempre in Francia, che nel 1766 incrociando due specie selvatiche americane, nacque la fragola “grossa“.
‘Vergine che adora il Bambino dormiente‘
Essendo un frutto che matura in primavera, stagione nella quale si celebrano l’Annunciazione e l’incarnazione di Cristo, la fragola è spesso associata a questi due eventi sacri. È inoltre presente in molte raffigurazioni della Natività, dell’Adorazione dei Magi e della Sacra Famiglia.
La sua foglia tripartita ricorda la Santissima Trinità. I frutti, rivolti verso il basso, sono le gocce di sangue di Cristo, e i cinque petali del suo fiore bianco, le Sue cinque piaghe. Per il suo colore rosso la fragola simboleggia anche la Passione di Gesù, così da apparire a volte in rappresentazioni della Crocifissione o della Deposizione.
Le fragole compaiono in uno splendido dipinto a olio di Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi (detto il Botticelli), realizzato intorno al 1485, che offre una rappresentazione profondamente commovente della pietà materna e della devozione serena. L’opera racchiude i principi dell’estetica del Rinascimento con le sue linee eleganti, i dettagli realistici e la composizione armoniosa.
La scena della ‘Vergine che adora il Bambino dormiente‘ è incentrata su Maria che osserva affettuosamente (il formato orizzontale ne enfatizza l’intimità), il suo bambino Gesù addormentato. Botticelli posiziona abilmente le figure all’interno di un lussureggiante ambiente naturale, utilizzando una sottile prospettiva per creare profondità senza sovraccaricare il punto focale centrale. Un pilastro di pietra definisce la composizione, suggerendo uno spazio architettonico pur mantenendo la relazione della pittura con la natura. L’inquadratura accompagna l’occhio da Maria e Gesù verso un gruppo di rose, per poi ritornare indietro, stabilendo così un equilibrio visivo e rafforzando la natura ciclica dell’amore e della devozione. Nell’angolo in basso a destra si scorge infine, una raffinatissima rappresentazione di una pianta di fragole con fioritura e bacche.
Lo stile distintivo di Botticelli (caratterizzato da elegante linearità e un approccio delicato alla forma), supera il divario tra il tardo periodo gotico e l’emergente Rinascimento, fondendo realismo dettagliato con una qualità quasi eterea. La tecnica, esaltata da meticolose pennellate e velature, crea strati di colore che restituiscono luminosità e sottili variazioni tonali. La luce soffusa emana un bagliore caldo sulla scena, esaltando il senso di pace e tranquillità.
Da una poesia di Giovanni Pascoli
Pubblicati per la prima volta nel 1903, i Canti di Castelvecchio (definiti dallo stesso poeta come ‘Myricae autunnali’ ) segnano il momento in cui l’opera di Giovanni Pascoli, dopo Myricae appunto, assume il respiro di una meditazione sulla vita e sulla memoria evidenziando una corrispondenza tra le stagioni ed i sentimenti umani.
Nella poesia Il gelsomino notturno, appartenente a questa raccolta, Pascoli celebra le nozze di un suo amico, utilizzando una sinestesia per alludere all’atto sessuale che quest’ultimo sta per compiere e che a lui, invece, è precluso e sconosciuto:
“ Sotto l’ali dormono i nidi
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.”

