Nel tempo di un discorso pubblico mortalmente contagiato dai virus della semplificazione e della polarizzazione, una rivista che racconta invece la complessità e’ quasi un’apparizione sorprendente, fantastica e affascinante quanto una sirena.
I venti numeri della rivista trimestrale I Quaderni de La Scaletta sono dunque doppiamente da festeggiare, coincidendo per di più con gli anni della crescita e trasformazione di Matera da dimenticata città dei Sassi in un vibrante centro di cultura cosmopolita che ne fa oggi legittimamente la “capitale” del Mediterraneo.
Non può non colpire l’analogia tra la “riscoperta“ di Matera e la ritrovata centralità che la rinascita della geopolitica regala al mare di per sé centrale “tra le terre”.
Ci fu un tempo in cui alle élites politiche di questo paese sembrò non senza ragione che il futuro d’Italia potesse essere tanto più florido e “moderno “ quanto più lontano dalle sponde meridionali dell’ex “mare nostrum”. Industrializzazione , sviluppo, mercato trovavano di fatto il loro magnete nelle nebbie del nord, tanto italico che europeo.
Ed era convinzione comune, e apertamente espressa, che un’Italia non strettamente agganciata all’Europa nella sua versione carolingia fosse destinata – così si diceva –
“a scivolare in Tunisia”. Ne seguì una crescita del Paese vertiginosa e tumultuosa ma anche squilibrata e fragile. E inevitabilmente i Sud dimenticati, d’Italia e del mondo, sarebbero tornati a imporre drammaticamente la propria presenza, meglio la loro esistenza.
Ecco la questione fondamentale che oggi si pone di fronte alla ragione e alla coscienza degli europei, e in primo luogo degli italiani che ritrovano il loro destino legato a quello del Sud che preme sul mare comune. Le favole sovraniste , le fole isolazioniste seducono chi sogna una soluzione semplice e nostalgica di fronte all’abissale complessità della sfida di fronte a noi. Per questo servono le riviste come i Quaderni, sirene non ingannevoli ma sincere nel loro canto intessuto di pensiero libero, opinioni controcorrente, dubbi, analisi e interrogativi.
Il Mediterraneo e’ oggi un teatro di guerra oltre che un cimitero di fuggiaschi, di esuli, di perseguitati,di affamati. Per restituirlo a un futuro di pace e prosperità occorre disarmare i prepotenti di turno, smascherare le loro menzogne dannose quanto le loro bombe, sebbene nell’immediato meno mortali. Ma non c’è futuro all’infuori del dialogo, della scoperta dell’altro e delle sue ragioni. Per questo ogni articolo che leggerete nelle prossime pagine di questo numero speciale, serve a ristabilire l’equilibrio dei giusti:le idee valgono più di una pallottola, e fanno male soltanto ai mercanti di armi e di morte.