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uaderni de La Scaletta

Dai giovani rami protesi nel tempo ricaviamo il vero fondamento.…

MerZbau, tra musica e arti

Cover Art Loghi & Artwork di copertina dei dischi. Musica e Arti Visive: iconicità e cultura di massa.

Chi è John Pasche?
È un designer inglese, conosciuto soprattutto per essere il creatore del logo” Tongue & Lip” (la più celebre bocca rossa spalancata, la linguaccia più famosa del rock è ispirata alle labbra di Sir Mick Jagger) dei Rolling Stones negli anni 70. Dopo 50 anni è diventata non solo il simbolo della Band più longeva del rock, ma di un intero genere musicale, di un’intera generazione di rockettari.
L’iconicità di una Banana gialla di Andy Warhol. I caratteristici fiori di Takashi Murakami nel mood Colores del rapper J. Balvin. L’ ansiogena mosca posata su una pillola di Damien Hirst. Le cover Art dei Massive Attack disegnate dall’artista più ricercato dalla polizia di tutto il mondo: il mito di Banksy gode ancora di un anonimato che è di per sé già icona.
Queste sono solo alcune mitiche copertine di dischi consegnate alla storia dalla complicità e dalla unicità di sodalizi tra musica e arti visive, sono diventate immagini di diffusione di massa ad alto contenuto energetico, come sulle bottiglie di Coca Cola e Pepsi.
È nella concezione dell’arte produrre icone, riprodurre immagini di culto, è propria della sua fenomenologia : la vita di lusso, la fame nel mondo, le guerre, i Pokémon, i fumetti Manga, le automobili Porsche, muri, tutto può essere elevato a simbolo di una lotta, di un successo, tutto può diventare icona e commercializzato in larga scala. Tutti lo vorrebbero possedere e tutti ne saranno posseduti.Chi non possiede una T.Shirt di quelle labbra sboccate di Mick Jagger, i celeberrimi loghi Punk dei Ramones, Clash e Sex Pistols, loghi, ma talvolta semplicemente grafemi, stilemi, lettering. Per Artpop, Lady Gaga ha scomodato Jeff Koons e la sua serie Gazing Balls. Un bel fritto misto di pop, statue classiche e lacerti di opere simbolo come Botticelli e Bernini con l’aggiunta di vetro soffiato, alluminio riflettente. Stravaganze di cui il connubio Arte e Musica hanno da sempre avuto bisogno, per fini artistici, per fini commerciali, non c’è canone che tenga a questo bisogno di contaminazione di dissimulazione della realtà quotidiana.
A cosa serve rivelare il significato di un’opera, bisogna aprirsi ai significati sepolti dentro e buttare giù il contenuto e vedere l’effetto che fa. Potremmo dire: prendete e interpretatene tutti.
Cercate il mistero, lambiccatevi il cervello. E’ seduzione, è mistero, è l’essenza stessa della vita, della materia di cui siamo fatti: musica e creatività, tempo e spazio, materia e anima, contenuto e contenitore. Un corpo che respira al ritmo di un battito cardiaco è uno strumento umano. E’ questo l’orizzonte di comprensione da cui partire per capire cosa ci ammicca, cosa ci crea dipendenza: l’amore per le passioni dell’adolescenza che ci trasciniamo in età adulta identificandoci nel testo di una canzone, affezionandoci a un simbolo, a delle icone, a dei miti intramontabili, nostri interlocutori. Un semplice frutto esotico. La Banana fu davvero un soggetto ideale per veicolare il disco dei Velvet Underground & Nico, accompagnata soltanto da una firma del genio della Pop art. E non tutti forse ricordano che la buccia del frutto raffigurato in copertina era adesiva si poteva staccare. L’intento originale era quello di un’allusione sessuale.

Spesso i risultati di questi connubi sono inaspettati e altamente efficaci per veicolare un prodotto, talvolta però sono stati risultati di autentici flop commerciali che col tempo si sono rivelati veri e proprie pietre miliari della musica contemporanea.Molte band hanno fatto ricorso ad artisti loro contemporanei. Pensiamo per fare alcuni esempi: Load dei Metallica con i fluidi corporei misti a simboli religiosi del fotografo Andres Serrano. La serie Sexy Robot sulla copertina di Just Push Play degli Aerosmith realizzata da  Hajime Sorayama. My Beatiful Dark Twisted fantasy di Kanye West del pittore George Condo ( ben sei tavole furono destinate ai diversi formati dell’LP). L’album dei Red Hot Chili Peppers – I’m With You (Full Album)  del controverso Damien Hirst.
Cosa mette il sigillo di garanzia a un lavoro? I nomi dei producer? Il featuring? Le bonus tracks? Un poster? Un gadget? Una traccia nascosta?
A donare pregio e ad accendere la curiosità verso nuovi lavori musicali, spesso ci sono tante chicche, tanti particolari che rendono un disco, un vinile, un Compact disk, degno di essere riconosciuto come un’opera d’arte, ma nessuno supera l’interesse che può suscitare una copertina.
Spesso quella tabula, quel ring quadrato, è stato terreno di espressività artistica, sono state le copertine dei dischi, le cover dei CD, disegnati da Salvator Dalì, Keith Haring, Andy Warhol tra le prime a rivelarsi delle vere e proprie piccole opere d’arte, riprodotte in larga scala, per veicolare la musica e declinare in formato accessibile e quotidiano la funzione globalizzante dell’arte contemporanea. Pensiamo solo ai grandi volumi di denaro investiti per produrre merchandising, gadget venduti nei bookshop delle mostre e dei concerti live.
Negli anni 80 spesso nei cari vecchi vinili, c’erano dei posters, coordinati editoriali, fanzines. Esistevano i Bootlegs registrazioni audio originali, video e audio in presa diretta ai concerti, carpiti abusivamente e messi in commercio clandestinamente senza il permesso degli autori. Al di là dei sodalizi, dei connubi, spesso gli artisti sono uniti da comunanze d’intenti, da mode, tendenze, generi, veri camei, ritratti d’insieme di epoche storiche e culturali. Puri omaggi per sponsorizzare brand estetizzanti; così nacquero prodotti musicali sofisticati per collezionisti, per veri maniaci del collezionismo, delle rarità. Oggi nelle fiere del disco si possono trovare vinili che si aggirano intorno a qualche migliaio di euro. L’uscita di edizioni alternative, cover di diverso colore, edizioni diverse, alternative, celebrative, le limited edition. Insomma il mondo dell’arte di queste contaminazioni interdisciplinari, multidisciplinari, vive e strizza l’occhio fagocitato da un mercato sempre di più in cerca di paradossi: la massa e i segni particolari. Copertine diventate famose per essere state disegnate da illustratori, scultori, pittori e visual artist ce ne sono a badilate.  Con più o meno fortuna.
I primi esempi storicamente si ebbero agli inizi degli anni 50 del secolo scorso con l’impulso concettuale e commerciale della visione pop di Andy Warhol: “ The velvet Underground & Nico”. La commistione tra fine art e la produzione di massa. Gli oggetti di design durante gli anni 80. Fino all’uso virale sui media di vere e propri zabaioni di tutto e niente per assecondare la sete e la morbosità dell’esibizionismo egoico delle persone.
Nella storia della musica le partnership tra Band e Art stars, ovvero tra musica e arti visive sono state tantissime. Mai come nel ‘900 la musica si è sviluppata secondo meccanismi e concetti analoghi a quelli delle arti visive.
Per conoscere meglio il connubio tra Musica e Arte, il rapporto che lega l’Arte Visiva e la musica, ci dovremmo infilare a cuore infranto, in una relazione complessa, non solo per scopi di lucro e di business, dovremmo aprirci alle sensazioni, come fecero forse Matisse, Kandinsky, Mondrian, Paul Klee, prestare attenzione totale ai sensi, come se due individui presi da una forte passione catapultati in un mondo interiore sconosciuto e pericoloso mandassero tutto a puttane per creare un’opera d’arte universale.

Tutto ciò è estremamente interessante e affascinante. E questo vuole essere solo l’inizio, mai convenzionale, mai canonico e conformistico di una trattazione molto seducente di questo argomento.
Si certo potremmo ancora elencare, l’artwork di copertina di “ It’s Almost Dry “ il quarto album in studio del rapper Pusha T, è stato realizzato dal prolifico artista statunitense Sterling Ruby ecc ecc. Una cosa è certa. Il campo è stato aperto. Sul quaderno abbiamo scritto il nome.

Buona lettura. Buon ascolto!

Antonio Giovanni Scotellaro
(Art Director, Curator, Designer)
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"The Velvet Underground And Nico"
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"Artpop", Lady Gaga

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