Una parola d’amore è come un vento che separa due stagioni

Le vite che fanno storia

La magia delle parole di pace di Samantha e Katia

Bambini desiderati e bambini rifiutati. Bambini di cui esibire le doti e bambini da nascondere perché non corrispondenti alle proprie attese.  Bambini mal sopportati e bambini usati, sfruttati, negati. Bambini utilizzati come scudi umani dalla barbarie in cui si consuma la mostruosità nei campi di guerra.
Da sempre i bambini sono, per gli adulti, a seconda degli umori e dei contesti, una gioia o un peso. Dimenticando, gli adulti, di essere stati anch’essi bambini li vorrebbero come bambolotti a comando violando quella loro fragilità in cui è l’essenza e la bellezza dell’umanità, propria dei bambini e dispersa con il crescere chissà dove. Eppure, quante volte, è la storia a insegnarcelo, sono stati proprio i bambini a dire e realizzare cose straordinarie che nemmeno l’intero popolo di un Paese è riuscito a fare.
Nella storia di cui vi parlo due bambine, in tempi diversi, sono state ambasciatrici di pace. Le loro parole sono state capaci di operare la magia di parlare al cuore in un momento in cui nessun altro si era rivelato capace di dipanare la tensione tra le superpotenze USA e l’allora Unione Sovietica e la minaccia di una guerra dalle dimensioni imponderabili.
Siamo negli anni Ottanta: le relazioni tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti sono tese e si sfiora l’olocausto atomico. La corsa agli armamenti stava raggiungendo il picco e l’Europa era il terreno verso cui convergevano centinaia di missili nucleari da parte di entrambe le superpotenze. Il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan provocatoriamente l’8 marzo 1983 definisce l’Unione Sovietica, presieduta da Jurij Vladimirovič Andropov  come “l’Impero del Male”. Le reazioni da parte sovietica furono durissime.

Samantha Smith

Samantha Smith, una bimba americana di 10 anni, inviò a Jurij Andropov una lettera. Scrisse: “Mi chiamo Samantha Smith. E ho dieci anni. Congratulazioni per il suo nuovo lavoro. Sono preoccupata a proposito di una possibile guerra nucleare tra Russia e Stati Uniti. State per votare per avere una guerra o no? Se non volete, ditemi per favore come farete per evitare che ci sia una guerra. A questa domanda potete non rispondere, ma mi piacerebbe sapere perché volete conquistare il mondo o almeno il nostro Paese. Dio ha creato il mondo per noi perché potessimo viverci insieme in pace, non per combatterci.”
Parole semplici dettate dal cuore, espressione di quel concetto che Sigmund Freud definiva come “Magia del linguaggio” nella sua Introduzione alla psicoanalisi” (o “Introduzione alla psicoanalisi – Nuova serie di lezioni”) e che Samantha Smith ci fa ricordare. Freud nell’affermare che: «originariamente le parole erano magie e, ancor oggi, la parola ha conservato molto del suo antico potere magico» alludeva alla funzione performativa e al potere quasi incantatorio del linguaggio (un  tema  ancora oggi molto ripreso nella letteratura psicoanalitica).
E magia si compie perché Andropov rispose a Samantha: “In America e nel nostro Paese ci sono armi nucleari — armi terribili che possono uccidere milioni di persone in un istante. Ma vogliamo che non vengano mai usate.
Ed è precisamente questo il motivo per cui l’Unione Sovietica ha dichiarato solennemente al mondo intero che mai — mai — userà queste armi per prima contro qualsiasi altro Paese. In generale noi proponiamo di metter fine alla loro produzione e procedere all’abolizione di tutte le pile di stoccaggio sulla Terra” e concluse la lettera invitando la bambina in Unione Sovietica perché potesse lei stessa comprendere che il popolo di quel Paese non desidera la guerra ma solamente “far crescere il frumento, costruire e inventare, scrivere libri e volare nello spazio”. In compagnia dei genitori la bambina volò in Unione Sovietica.
L’eco mediatica che si creò fu immensa: la partenza e il viaggio  di Samantha attraverso l’Urss fu reso noto attraverso tutti i canali giornalistici.
Samantha dichiarò che l’Urss era piena di persone gentili e pacifiche  e che con molte di esse aveva stretto subito amicizia. Il suo gesto di pace fece riflettere tanti e la piccola divenne simbolo di speranza per quei tempi pervasi da troppe inquietudini. Purtroppo , nel 1985, appena due anni dopo il suo viaggio, Samantha morì in un incidente aereo, ad appena 13 anni.

1986. Dopo Samantha, Katja Lycheva 

Dopo la morte di Samantha Smith e di suo padre in quell’incidente aereo, sua madre Jane e l’organizzazione Children as Peacemakers, da lei fondata, suggerirono all’Urss di organizzare per una bimba sovietica una visita negli Stati Uniti come seguito della missione di Samantha. L’Unione Sovietica acconsentì e organizzò una serie di “audizioni”, cui parteciparono circa 6.000 bambine. La prescelta fu Katja Lycheva (di 9 anni all’epoca della selezione). Nominata “ambasciatrice di buona volontà”, la bambina nel 1986 fu inviata negli Stati Uniti per incontrare il presidente Reagan.
Annotò in un diario (che fu pubblicato a puntate dai media sovietici con il titolo di “Katja Lycheva racconta” le sue impressioni. Relativamente all’incontro con il Presidente USA scrisse: “Dopo cinque minuti, apparve il signor Reagan, allungò la mano e disse che era molto contento di vedermi alla Casa Bianca. Gli ho dato un giocattolo e gli ho spiegato che era stato realizzato da bambini sovietici che, come tutto il nostro popolo, vogliono la pace. Reagan ha risposto che sebbene non fosse più un bambino, anche lui sognava la pace e mi ha promesso che avrebbe fatto di tutto per assicurarsi che non rimanessero armi nucleari sulla Terra. Augurò a me e a mia madre un buon soggiorno in America e disse che ci invidiava perché eravamo stati al circo il giorno prima, mentre lui non aveva il tempo di andarci.”
Katia si mostrò disponibile a interviste per il tempo che ritenne necessario alla sua missione di pace e poi si sottrasse al pressing mediatico. Insieme alla madre si trasferì in Francia, dove si laureò in Economia e poi in Giurisprudenza alla Sorbona prima di tornare in Russia nel 2000.
Perché ho voluto parlarvi di Samantha Smith e Katja Lycheva? Perché oggi che il pianeta è devastato  da quella che Papa Francesco ha in più di un’occasione definito una “terza guerra mondiale combattuta a pezzi” , oggi  che lo spettro di un olocausto atomico è terribilmente possibile i bambini continuano ad avere  molto da insegnare… a chi presta loro attento ascolto.

Antonella Giordano
(Giornalista e docente universitario)
numero2
Ronald Reagan definisce l’Unione Sovietica come “Impero del male”. 8 marzo 1983, National Association of Evangelicals.
numero3
Samantha Smith
numero6
La copertina del calendario tascabile mostra un poster con le foto di ragazze Samantha Smith e Katya Lycheva. Operatori di Pace le ragazze. (Poster artisti I. Markovsky e Scolaro)
numero8
Katja Lycheva

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