Di fronte all’ignoto, l’essere umano ha sempre cercato risposte. Dalle caverne preistoriche ai grattacieli di Wall Street, l’ansia derivante dall’imprevedibile spinge l’uomo a cercare schemi, rassicurazioni e riti per tentare di controllare l’incontrollabile. Oggi, le nostre relazioni sociali non sono più mediate dalla natura ma dal “mercato”, inteso come cellula fondamentale dell’economia capitalistica. Ma il mercato può essere declinato in differenti forme: il mercato del lavoro, della casa, dei prodotti, delle materie prime, ecc. Tra essi, il mercato finanziario ha sostituito le forze della natura come teatro principale della nostra incertezza futura. Le previsioni degli analisti hanno preso il posto degli antichi oracoli, i grafici quello delle viscere degli animali, i report quello delle profezie. La forma è diversa, la funzione psicologica sorprendentemente simile.
Ma facciamo un passo indietro: l’incertezza e la nascita del rito magico
Fin dalle epoche più remote, l’umanità si è confrontata con un mondo dominato da forze incomprensibili e minacciose: tempeste, carestie, malattie, predatori.
La realtà appariva come un caos ostile, in cui la sopravvivenza era costantemente messa in discussione. Questa esposizione continua all’imprevedibilità ha generato una profonda ansia esistenziale, spingendo l’uomo a cercare strumenti per interpretare e, se possibile, controllare ciò che sfuggiva alla comprensione razionale. L’antropologia ci mostra che la magia nasce esattamente in questo spazio. Gli esseri umani non ricorrevano ai riti quando l’esito di un’azione era certo o sotto il loro controllo.
Per comprendere meglio, quando per il pescatore preistorico la pesca era facile e sicura, non usava mai riti propiziatori, ma essi emergevano con forza quando gli stessi dovevano avventurarsi nell’oceano aperto, imprevedibile e pericoloso. La magia non era quindi un atto di ingenuità, ma una risposta adattiva all’incertezza, emerge come risposta primordiale a questa sorta di angoscia esistenziale, questa paura di un futuro ignoto. La funzione essenziale di questa pratica: fornire un senso di controllo di fronte all’imponderabile.
Il rito magico rappresentava una struttura psicologica e sociale fondamentale per affrontare l’ignoto. Non negava la realtà, ma la rendeva emotivamente sopportabile.
La danza della pioggia, il sacrificio rituale, la lettura dei presagi fornivano un’illusione di controllo che riduceva lo stress paralizzante di fronte a un futuro opaco. Colmavano il divario tra ciò che l’uomo desiderava — sicurezza, abbondanza, continuità — e ciò che la natura offriva — caos e imprevedibilità.
Nelle civiltà mesopotamiche non esisteva una distinzione netta tra scienza e magia. Alla malattia si rispondeva con formule rituali e rimedi medicinali; il sapiente era al contempo medico, sacerdote, scriba e consigliere politico. Questo approccio non era percepito come contraddittorio, ma come profondamente razionale: un sistema integrato (olistico) per governare l’incertezza. Con il passare dei secoli, le pratiche magiche e le arti divinatorie divennero sempre più codificate. L’oracolo più importante era la Pizia, la sacerdotessa di Apollo a Delfi, attraverso cui il dio pronunciava risposte misteriose e enigmatiche riguardo al futuro. Anche a Cuma, antica colonia greca vicino Napoli, viveva una sacerdotessa-oracolo di Apollo: la Sibilla Cumana il cui mito è legato soprattutto all’opera di Virgilio l’Eneide. Di fatto era pratica comune consultare l’oracolo prima di intraprendere un’azione complessa, spedizioni politiche o militari.
Le comunità classiche, in sintesi, utilizzavano rituali per esorcizzare paura e incertezza, influenzare le vite individuali, migliorare le circostanze attuali e trasformare il futuro. Tavolette di maledizione, amuleti, figurine rituali e incantesimi erano strumenti materiali attraverso cui le persone cercavano di esercitare un controllo simbolico sugli eventi.
La funzione psicologica di questi rituali era fondamentale: attraverso i cambiamenti delle credenze religiose – dall’animismo primitivo al paganesimo sviluppato, dal paganesimo al cristianesimo – gli stessi tipi di rituali semplici sono sopravvissuti per offrire conforto e un senso di sicurezza.
Torniamo al Presente: Il Mercato Finanziario è il nuovo “Oceano Aperto”?
La modernità ci ha regalato una straordinaria stabilità tecnologica e sociale. Tuttavia, esiste ancora un ambito in cui l’imponderabile regna sovrano: i mercati finanziari.
Il mercato è il moderno “oceano aperto“. È un sistema complesso adattivo, influenzato da miliardi di decisioni umane, eventi geopolitici, innovazioni tecnologiche e reazioni emotive collettive. È, per sua natura, imprevedibile nel breve termine.
Quando osserviamo il comportamento degli investitori contemporanei, emergono parallelismi inquietanti con le pratiche magiche del passato. Nonostante secoli di progresso scientifico, l’uomo resta vulnerabile all’ansia dell’incertezza. L’investitore medio si avvicina a questo “oceano finanziario aperto” con un desiderio ancestrale: la sicurezza. Vuole far crescere i propri risparmi per garantire il futuro a sé e alla propria famiglia, vuole guadagnare, ma mai perdere e quando si scontra con le oscillazioni dei mercati, con i crolli improvvisi (come nel 2008, 2020 o 2022) e con l’incomprensibilità delle fluttuazioni quotidiane, riemerge l’ansia primordiale dell’uomo delle caverne di fronte al mare aperto in tempesta.
Di fronte all’ansia del mercato, l’investitore moderno spesso regredisce verso forme di pensiero magico. Se non può controllare il mercato, cerca disperatamente qualcuno che gli dica cosa accadrà. È qui che entra in gioco l’industria delle previsioni. Le “previsioni di fine anno” degli strateghi di mercato, i “target price” degli analisti, le complesse analisi tecniche che vedono figure mitologiche nei grafici (testa e spalle, draghi volanti), assumono spesso la funzione dei moderni riti divinatori.
La Finanza Comportamentale, disciplina che unisce economia e psicologia (i cui padri nobili sono i premi Nobel Daniel Kahneman e Richard Thaler), ha studiato a fondo questi fenomeni, identificando numerosi bias cognitivi inconsci che alimentano questa “magia moderna”, offuscando il giudizio e spingendo l’investitore verso scelte irrazionali. Le ricerche mostrano che i cambiamenti di mercato e le incertezze economiche possono innescare emozioni e reazioni impulsive che fanno deragliare i piani migliori. Di fronte alle onde dell’oceano (volatilità), gli investitori spesso cedono a comportamenti irrazionali guidati da paura, avidità e, sorprendentemente, superstizione.
Alcuni esempi.
Market Timing: Il tentativo continuo di “entrare sui minimi e uscire sui massimi”, una pratica che richiede capacità divinatorie e che statisticamente distrugge valore nel lungo periodo.
Chasing Winners (Inseguire le Performance): Comprare ciò che è salito ieri, nella convinzione magica che il trend debba continuare all’infinito (una forma di magia simpatica: il simile produce il simile).
L’Avversione alla Perdita: Il dolore emotivo di una perdita è psicologicamente due volte più potente del piacere di un guadagno. Questa asimmetria spinge gli investitori a comportamenti irrazionali: molti mantengono investimenti in perdita troppo a lungo, sperando di evitare di realizzare una perdita, mentre vendono prematuramente investimenti performanti.
Il Comportamento di Gregge: il “così fan tutti” nasce dalla bassa propensione al rischio, guidato dal desiderio di minimizzare le perdite finanziarie. Durante periodi di alta incertezza ci si illude che seguire ciò che fa il gregge sia meno rischioso e più sicuro.
L’Illusione del Controllo: rivolgersi a “guru” di mercato, analisti tecnici che vedono pattern nei grafici, o persino astrologi finanziari. Non è tanto la validità delle previsioni quanto il conforto psicologico di sentire che qualcuno può vedere il futuro e guidarli attraverso l’incertezza. Nasce così il “mito” delle previsioni finanziarie.
Il paradosso è evidente: nonostante decenni di studi dimostrino la scarsa affidabilità delle previsioni di mercato, la domanda per esse non diminuisce. Perché non le compriamo per la loro accuratezza, ma per il conforto psicologico che offrono. Sono amuleti contro l’incertezza.
Dalla magia al metodo: processi, probabilità e scenari
Se la previsione magica non funziona, qual è l’alternativa? Non una sfera di cristallo più sofisticata, ma un cambio di paradigma. La vera soluzione non consiste nel prevedere il futuro, bensì nel costruire sistemi robusti per affrontarlo. L’approccio probabilistico e l’analisi degli scenari permettono di spostare l’attenzione da “cosa accadrà” a “cosa potrebbe accadere”. Accettare l’incertezza significa riconoscere che esistono molteplici futuri possibili, ciascuno con una certa probabilità.
Pianificare significa prepararsi a questi scenari, non scommettere su uno solo.
Un investitore maturo — o un consulente professionista — non agisce come uno sciamano, ma come un architetto. Non cerca di prevedere il terremoto: costruisce edifici antisismici. Pianificare i probabili scenari futuri è un metodo di strategia finanziaria che consente di stimare eventi futuri e loro probabilità. La vera tranquillità finanziaria non si ottiene attraverso sfere di cristallo più sofisticate o riti propiziatori migliori. Si ottiene accettando un cambio di paradigma fondamentale: l’abbandono della pretesa di sapere cosa accadrà (previsione magica) e l’adozione di un metodo per gestire ciò che potrebbe accadere (processo probabilistico).
Il passaggio dalla magia finanziaria alla scienza nella finanza si basa su tre pilastri:
- Accettazione dell’Incertezza: Riconoscere che il futuro è inconoscibile e che la volatilità è il prezzo da pagare per ottenere rendimenti superiori a quelli della liquidità.
- Costruzione di un Processo: Definire una strategia di investimento basata sui propri obiettivi di vita, orizzonte temporale e tolleranza al rischio, non sulle notizie del giorno.
- Definizione degli Scenari e dei Comportamenti: Invece di chiedere “Cosa farà il mercato nel 2026?”, la domanda corretta è: “Se il mercato nel 2026 perderà il 30%, come si comporterà il mio portafoglio e soprattutto, cosa farò io?”.
Come i nostri antenati che cercavano conforto nei rituali, anche noi cerchiamo sicurezza nella vita e negli investimenti. La differenza è fondamentale: loro tentavano di controllare il destino attraverso incantesimi, noi possiamo controllare i nostri processi decisionali attraverso disciplina, diversificazione e preparazione.
Meno previsioni magiche, più probabilità. Meno illusione di controllo, più controllo del processo. Ed è proprio questo, paradossalmente, a darci una sicurezza molto più solida di qualsiasi magia!

