Il mio rapporto con il mondo del profumo non ha un inizio preciso: come per molti di noi risale agli odori e alle atmosfere sentite fin dall’infanzia. Il percorso professionale è cominciato invece molto più tardi.
Ho avuto una formazione di tipo umanistico, con anni di studi di filosofia e psicologia, nonché di ricerca in filologia biblica. E proprio questi studi mi hanno portato a viaggiare, in particolare in area Mediterranea e in Medio Oriente, creando le condizioni per inaspettati, successivi sviluppi. Le prime esperienze odorose che ricordo durante l’infanzia sono soprattutto legate alla casa di famiglia, un paradiso di odori a Colonnata di Sesto Fiorentino, vicino Firenze. Ricordo bene il grande giardino all’italiana, con gli agrumi freschi e pungenti e i petitgrain di arancio, bergamotto e limone, gli incomparabili fiori dell’Olea Fragrans, dal profumo ricco, floreale, radiante, che si diffonde nell’aria a lunga distanza.
L’odore antico delle foglie di alloro stropicciate tra le mani, quello delle spezie dell’orto o dei papaveri di campo a Giugno, quando schiacciando i boccioli tra le dita si sprigiona un aroma intenso, verde e leggermente amaro, che ricorda il galbano usato in profumeria.
E ancora quello delle foglie di pomodoro, quando da piccoli giocavamo preparando piccole imbarcazioni con pezzetti di canna, che veleggiavano in discesa ogni volta che i filari di piante venivano irrigati. O il profumo delle potature di olivo e delle coccole di cipresso, verdi e resinose. La mia infanzia è stata ricca di odori e di suggestioni.
Entrambi i miei genitori indossavano profumi e amavano le piante aromatiche, come le rose e i gelsomini, la mimosa, l’acacia, le fresie, il glicine, il lillà e tante altre che avevano piantato in giardino. La nostra inoltre era una famiglia cosmopolita e in casa non mancavano oggetti di paesi lontani, accompagnati da racconti di viaggi anche avventurosi.
Il contatto con il mondo della profumeria avvenne solo nel 1981, con il primo viaggio al Cairo per motivi di studio. Rimasi affascinato in particolare dai negozi di profumi, così diversi da quelli ai quali ero abituato. Qui vendevano essenze, anche su misura, profumi solidi e in crema, incensi, sigarette aromatizzate all’ambra, saponi fragranti, unguenti ma anche flaconi in vetro soffiato decorati in modo fantasioso, talvolta risalenti al periodo coloniale e contenitori di ogni tipo e materia: legno, marmo, cristallo. Si era accolti senza fretta e venivano offerte bevande di ogni genere. Un’atmosfera calda, accogliente e gentile, che invitava a restare e a provare un po’ di tutto. Iniziai a portare in Italia flaconi decorati, essenze e spezie come il cumino, le miscele di curry, lo zafferano, la curcuma, l’acqua di rose, il tabacco con la melassa e l’acqua di fiori d’arancio.
Al mio ritorno a Firenze cominciai a cercare libri che riguardassero le essenze, la profumeria e ogni tipo di materia aromatica: ero fresco di studi e pertanto in grado di apprendere rapidamente il contenuto dei vari trattati. Studiai la distillazione, fino a costruire un piccolo distillatore in acciaio. Provai ad estrarre le rose e le foglie di alloro. Ricordo che ottenni un’acqua di rose incredibilmente intensa, mentre con l’alloro il primo risultato furono 2 gr di essenza verde scura, densa e profumatissima.
Erano esperimenti effettuati di giorno e di notte, durante i quali compresi che la profumeria era un’arte e qualcosa di non completamente razionale. Le stesse spezie mi attraevano moltissimo: provavo e riprovavo mille combinazioni, per scoprire accostamenti sempre nuovi e preparare pot- pourri; ma anche per cucinare, un’altra grande passione. Praticamente ogni anno, spesso per mesi, viaggiavo e tornavo nelle stesse zone, riportando ogni volta spezie, essenze e oggetti antichi. Quasi non mi resi conto della svolta: pur continuando ad amare l’atmosfera notturna e silenziosa dello studio e del dialogo con gli antichi, si faceva strada l’esigenza di occuparsi sempre più a fondo di profumo, di mescolare e di comporre. La mia “tavolozza” di odori si arricchiva, diventavo più competente e iniziavo a preparare i primi profumi su misura per amici e conoscenti, sempre attratti da quanto riportavo dai miei viaggi.
Solo molti anni dopo, nel 1990, fondai finalmente una Maison di profumi vera e propria: da quel momento ogni profumo ha rappresentato una nuova storia, una nuova sfida, sempre condotta all’insegna di una incondizionata libertà creativa. E’ in questo senso che intendo la profumeria artistica: un profumiere è artista quando traduce liberamente una visione accompagnata da un insieme di emozioni. Nello stesso modo, un pittore può trasformare la propria visione in dipinto e un compositore in musica.
Personalmente non mi sono mai preoccupato di stili, mode o tendenze, sforzandomi piuttosto di dare forma a quanto sentivo di voler esprimere e concretizzare. Fondare una Maison e realizzare delle collezioni ha subito comportato il fatto di dover imparare tutto quanto riguardava la produzione e la messa a punto di un prodotto – ad esempio il flacone, i tappi o le scatole. Ho sempre voluto che ogni dettaglio avesse una propria qualità e produrre internamente è sembrata la strada più opportuna, anche se complessa, per ottenerlo. Nel nostro caso è stato possibile anche grazie alla fortuna di vivere in una parte del mondo dove si può ancora contare su artigiani di grandi capacità e perizia, in grado di contribuire alla realizzazione di progetti anche ambiziosi. Oggi, a distanza di oltre 35 anni, siamo presenti in alcune decine di paesi e in costante evoluzione.
Il grande interesse dimostrato dalle persone che ci hanno seguito nel tempo ci ha inoltre indotto ad aprire a Firenze un Museo del profumo, un luogo per ora unico nel suo genere che consente agli appassionati di ogni età e provenienza di scoprire il mondo degli ingredienti dei profumi, il loro odore e molte delle piante dalle quali si estraggono gli ingredienti naturali più importanti.
Ma tornando alla particolarità dei profumi, la natura di una fragranza non si vede, non si tocca e ha una sua magia profonda. Quando si lavora a un profumo avviene qualcosa di complesso, quasi di stregonesco. Si manipolano migliaia di sostanze diverse, materie che vanno disciolte, pesate, che sono cangianti e mutano a seconda del clima, della luna e della temperatura, quasi avessero una vita propria. Sono sostanze potenti, non sempre facili da gestire. Lavorare a una formula richiede molto tempo, pazienza, memoria e lunghi periodi di maturazione. E, come nel caso di un quadro o di un brano musicale o di altre forme d’arte, va colto e percepito il momento in cui si giunge al risultato. Un profumo ben riuscito “suona” come un bicchiere di cristallo.
Ma in tanti anni di esperienza le situazioni più magiche si sono forse verificate durante gli incontri per le fragranze su misura. Quando accolgo nel mio studio l’ospite che desidera un profumo, è importante che nulla disturbi l’incontro, né persone, né telefoni o campanelli di sorta. Si entra infatti in una dimensione molto personale, legata agli odori e alla loro percezione, che può essere percorsa in modi diversi a seconda delle richieste e delle aspettative dell’ospite. Si parla di sensazioni, si provano essenze, si “ascoltano” e si esprimono le emozioni che suscita ogni odore. In certi casi le emozioni prendono il sopravvento, perché gli odori consentono un viaggio nel tempo rapido e intenso. Si lavora cercando di esprimere un sogno, un desiderio e la persona diventa a poco a poco più attiva, consapevole e capace di scegliere, mentre il mio ruolo è soprattutto quello di un esperto che fa da intermediario, in modo da raggiungere insieme il risultato voluto.
Ancora oggi, quando studio un profumo, mi affascina la possibilità di “creare un mondo”, di inventare una nuova dimensione che è allo stesso tempo olfattiva e emozionale, non necessariamente riferita a una visione conosciuta. Ogni profumo è come una nuova immagine fragrante, che va pazientemente modellata e messa a punto. E, come tutte le forme d’arte, anche il profumo nasce dalla “necessità creativa” del profumiere, ma dal momento in cui è pronto, cessa di appartenergli e diventa di chi sceglie di indossarlo.




