In essa è serbata ogni essenza e profumo, il sentore di canto e dolore, di vita e d’amore

Natura & simboli

Il giardino magico

Contro un cielo scuro tutti i fiori sembrano fuochi d’artificio. C’è qualcosa di strano in loro e allo stesso tempo vivace e segreto, come i fiori disegnati dal fuoco nel fantasmagorico giardino di una strega.”

Gilbert Keith Chesterton (1874-1936)

Profumo, alchimia e colori, le infinite proprietà di fiori e piante hanno attraversato secoli e culture, tramandate come pratiche fatate, sapienze popolari e rimedi galenici. Fiori ritenuti magici accompagnavano i Faraoni nel viaggio finale verso l’aldilà, ornavano i giardini dei Sultani e dei Principi romani, trasformandoli in un locus amoenus, il luogo delle meraviglie abitato dagli dei.
“Un bianco bocciolo di fagiolo, poiché è sacro alla Dea, e noi dobbiamo cercare la sua benedizione di questa Creazione. Un giallo bocciolo di ginestra per purificare e proteggere. Un nocciolo color porpora di Bardana per allontanare gli spiriti malvagi. Fiorellini gialli della Regina dei prati, per una natura gentile e amorosa. La primula per attirare l’amore. Ortica per accrescere il desiderio di lui e la passione di lei. Biancospino per assicurare la felicità di coppia. La quercia per il vigore di lui nell’atto dell’amore e per dar loro molti bambini. Ippocastano per l’amore vero e duraturo”
Così era scritto nel “Libro di Taliesin” del bardo britannico Taliesin (c. 534 – c.599).

La magia come metafora del rapporto dell’uomo con la natura

Tema ricorrente nelle divinazioni, dalla notte dei tempi, era sicuramente l’amore.
Piante e fiori venivano combinati per pozioni e incantesimi destinati ad attrarre e sottomettere l’oggetto dei propri desideri. Streghe e alchimisti medievali impiegavano grandi quantità di petali di rosa nei loro filtri d’amore. Rosa che pure rappresentava un simbolo mariano per eccellenza, in riferimento al Paradiso e alla purezza della Vergine.
La lavanda nell’antico Egitto era utilizzata per favorire la pace e la serenità nei rapporti sentimentali.  Nell’antica Persia gli alchimisti preparavano pozioni a base di gelsomino, il fiore pregiato, simbolo dell’innamoramento e della dolcezza.
La menta, dall’insospettabile potente afrodisiaco, veniva usata nell’Europa medievale in magici rituali per attirare l’attenzione degli amanti perduti o in pozioni magiche per accendere la passione.
Millenarie tradizioni popolari, riconoscevano infine alla pianta di sambuco proprietà magiche in grado di proteggere da spiriti ed entità maligne ed era uso coltivarla tutt’intorno alle case e alle stalle degli animali. Nelle leggende folcloristiche dell’Europa Centrale, il legno di sambuco era considerato il preferito da streghe e maghi per la realizzazione di bacchette magiche. Lo stesso Wolfgang Amadeus Mozart in una delle sue più famose opere Il Flauto Magico, cita il suono di un flauto ricavato da questo legno, a difesa dai sortilegi.
Il Sambuco era considerato in modo altrettanto reverenziale, anche dalla farmacopea popolare per i suoi sette doni officinali: radice, corteccia, foglie, fiori, bacche, germogli e il fusto . Per questa ragione, prima di raccoglierne anche un solo arboscello, occorreva inchinarsi e ringraziare sette volte.
Ma tra le tante piante utilizzate nella moderna magia, la regina è indubbiamente la mandragola, pianta magica fra le magiche, cara a Ecate (che ne pressi di Napoli, accanto al lago Averno, una delle porte che conducevano all’Ade, aveva il suo bosco sacro), dea delle tenebre e simbolo dell’appagamento amoroso e della quiete profonda, tanto da rappresentare il sonno eterno. Protagonista di molta letteratura, in primis dell’omonima commedia di Machiavelli, compare anche nelle novelle di Boccaccio,  in Shakespeare e nel Faust di Goethe. Afrodisiaca, allucinogena, anestetico potente e pianta teraupetica, la mandragola meglio di qualsiasi altra, è simbolo di desideri inespressi  e ambiguità, vita ed aldilà.

L’Orchidea di Rothschild: la gemma delle foreste del Borneo

Un altro fiore che incarna la magia e la rarità è la Paphiopedilum rothschildianum, meglio conosciuta come l’Orchidea di Rothschild (dal nome di una famiglia di banchieri Svizzeri dell’ottocento, collezionisti d’orchidee).
Mei Hua Juan Ban Lan (così chiamata in Cina) è l’orchidea tra le più ricercate e costose al mondo. Originaria delle foreste del Monte Kinabalu, nella regione settentrionale del Borneo, questa specie è caratterizzata da suggestive righe rosse e petali laterali insolitamente lunghi. Una delle sue principali peculiarità è il ciclo di vita estremamente lento: può impiegare infatti fino a quindici anni per fiorire, rendendo ogni singolo esemplare incredibilmente prezioso. Purtroppo, i lunghi tempi di maturazione, combinati alla raccolta fuorilegge e alla deforestazione intensiva del suo habitat naturale, hanno condotto questa pregiatissima specie a rischio d’estinzione.
La bellezza dell’Orchidea di Rothschild con i suoi petali che sembrano voli di spirali infuocate, la rende oggi uno dei fiori più desiderati dai collezionisti, al punto che sul mercato nero può raggiungere anche quotazioni di oltre 5.000 dollari per singolo fiore.

Gabriella Sarra
(Dottoressa in Scienze per la diagnostica e conservazione dei beni culturali)
Raffaello e allievi Madonna della rosa 1518 circa
Raffaello e allievi: Madonna della rosa, 1518 circa
William Blake, Ecate, 1795 ca.,
William Blake: Ecate, 1795 ca.

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