Che cosa rende “vive” le parole di un filosofo che ha scritto più di quindici secoli fa?
E perché il pensiero di Agostino continua a parlare a chi oggi si interroga sul desiderio, sul tempo, sui legami, sul senso della propria inquietudine? Le parole vive di Agostino e della filosofia medievale. Otto lezioni di filosofia dalle Romanae Disputationes nasce da queste domande e prova a mostrarne la fecondità.
Ci sono libri che rispondono a un’esigenza precisa del presente pur affondando le radici in una tradizione lontana. Questo volume appartiene a quella categoria: cerca di restituire alla filosofia medievale il suo carattere originario di esperienza viva, capace di interrogare l’uomo di oggi. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti. Parlare di “parole vive” significa prendere le distanze da una visione museale della filosofia, intesa come un repertorio di dottrine cristallizzate. Qui le parole di Agostino non sono citazioni da conservare, ma strumenti di comprensione dell’esperienza, domande aperte che attraversano il tempo e raggiungono il lettore contemporaneo.
Non è un caso che il libro nasca dall’esperienza delle Romanae Disputationes, un contesto in cui la filosofia è pensata come esercizio del pensiero, confronto argomentato, ricerca condivisa. Il volume inaugura la collana Sumphilosophein, diretta da Marco Ferrari, il cui nome – “filosofare insieme” – suggerisce una scelta culturale e didattica precisa.
La filosofia è intesa come un’attività che cresce nel dialogo, nell’ascolto reciproco, nel mettere alla prova le proprie idee. In questa prospettiva, le otto lezioni qui raccolte accompagnano il lettore in un percorso coerente con il pensiero agostiniano e, più in generale, con quello medievale.
I temi affrontati – il desiderio, la bellezza, il linguaggio, il tempo, il corpo, gli affetti, la realtà, i valori – sono centrali nella storia della filosofia, ma anche nella vita quotidiana di chiunque si interroghi sul senso dell’esistere. La filosofia medievale, spesso percepita come distante o astratta, viene qui proposta come un laboratorio di idee nate dal confronto con domande radicali: chi siamo, che cosa desideriamo davvero, come conosciamo, che cosa rende buona una vita.
Al centro del percorso si staglia la figura di Agostino di Ippona, pensatore inquieto, profondamente coinvolto nelle tensioni della propria esperienza. È questa dimensione esistenziale a renderlo così vicino al lettore contemporaneo, anche ai più giovani: Agostino non offre soluzioni prefabbricate, ma un metodo di ricerca che nasce dall’ascolto di sé e dal confronto con la verità.
La prima lezione, dedicata ad Affetti e legami, mostra come la filosofia medievale abbia affrontato la dimensione emotiva e relazionale dell’uomo, esplorando la riflessione agostiniana sull’amicizia, sulla famiglia e sulla comunità. Al centro vi è il concetto di ordo amoris: non si tratta di reprimere gli affetti, ma di ordinarli, di riconoscerne il peso e la direzione. In un tempo in cui i legami appaiono spesso fragili o confusi, questa prospettiva apre uno spazio di riflessione che va ben oltre l’interesse storico.
La lezione sulla bellezza –intitolata “Noi non amiamo che il bello” – accompagna il lettore lungo la via agostiniana che conduce dal fascino delle forme sensibili alla ricerca della bellezza come nome della verità. La bellezza non è ridotta a un fatto puramente estetico, ma diventa un segno che rimanda a un ordine più profondo della realtà. Interrogare la bellezza del mondo, per Agostino, significa lasciarsi provocare da ciò che appare, senza fermarsi all’apparenza: un invito a uno sguardo più attento e meno distratto sul reale.
Il tema del corpo contribuisce a smontare uno dei pregiudizi più diffusi sulla filosofia cristiana e medievale: l’idea di una svalutazione sistematica della corporeità. Agostino riconosce la bontà originaria del corpo e la sua appartenenza essenziale all’identità umana. Il corpo non è un semplice “involucro”, ma parte integrante del cammino verso la pienezza, fino alla prospettiva della resurrezione. Il desiderio è presentato come una struttura fondamentale dell’essere umano. L’uomo, per Agostino, è un ens desiderans: un essere che tende, cerca, non si accontenta.
Il desiderio non è un difetto da correggere, ma una forza da educare e orientare. L’inquietudine del cuore non è un problema da eliminare, ma il segno di un’apertura costitutiva all’Assoluto. È una riflessione che parla con forza a una generazione spesso divisa tra l’eccesso di desideri e la paura di desiderare davvero.
Dalla lezione sul linguaggio e la comunicazione emerge che Agostino riconosce i limiti del linguaggio, la sua ambiguità, ma anche la sua funzione essenziale: richiamare alla verità che già abita l’interiorità di ciascuno. La comunicazione autentica, in questa prospettiva, non si esaurisce nel dire, ma nel favorire un processo di comprensione e riconoscimento.
Con la lezione “Che cos’è la realtà?” sono introdotte figure fondamentali del pensiero medievale come Giovanni Scoto Eriugena e Tommaso d’Aquino. È l’occasione per chiarire concetti centrali della metafisica – essere, essenza, sostanza, analogia – atti a rendere conto della complessità del reale. Il tempo è forse uno dei temi in cui la filosofia agostiniana mostra con maggiore evidenza la sua modernità. Non è soltanto una dimensione esterna e misurabile, ma un’esperienza interiore, legata alla memoria, all’attesa, all’attenzione. In un’epoca segnata dalla velocità e dall’urgenza, questa riflessione invita a interrogarsi su come viviamo davvero il rapporto con il passato, il presente e il futuro.
Chiude il volume una lezione dedicata ai valori nel Medioevo, che chiarisce come la riflessione medievale abbia elaborato una solida visione etica radicata nell’ontologia.
Il bene, il vero, il bello non sono convenzioni soggettive, ma dimensioni costitutive dell’essere. Una prospettiva che offre spunti significativi anche al dibattito contemporaneo sul relativismo e sulla fondazione dei criteri etici.
Nel complesso, Le parole vive di Agostino e della filosofia medievale è un libro da leggere, ma anche da usare: uno strumento per chi insegna filosofia, per chi studia, per chi è semplicemente curioso di scoprire come il pensiero medievale possa ancora parlare al presente. Invita a sostare sulle domande. E suggerisce che, se accolte senza fretta, le parole di Agostino e dei pensatori medievali possono ancora diventare compagne di viaggio, nel tentativo, sempre aperto, di comprendere se stessi e il mondo con maggiore profondità.
