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uaderni de La Scaletta

La memoria è più di un sussurro della polvere…

Mediterraneum

Tricarico sperimentale e il suo “PNRR sanità” del 1947

I fatti di cui si vuole rievocare la memoria riguardano l’apertura dell’Ospedale Civile di Tricarico. È esercizio utile in questo inizio 2024 per tante ragioni. Tra queste c’è il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) che si sta scontrando con numerose difficoltà di attuazione, soprattutto nelle fasi di messa a gara e aggiudicazione dei lavori. La M6, la Missione dedicata alla sanità, mostra i ritardi maggiori a livello nazionale e in Basilicata. Una parte importante di M6 riguarda l’attuazione del Decreto n. 77 del 23 maggio 2022 sull’assistenza sanitaria sul territorio. Il decreto affronta numerosi snodi, ma sono soprattutto due le riforme che dovrebbero guidare riorganizzazione e rafforzamento delle prestazioni: gli ospedali di comunità e le case di comunità.
Gli ospedali di comunità, più piccoli rispetto ai presidi ospedalieri distrettuali già esistenti, dovrebbero essere attrezzati sia per le prestazioni cliniche meno complesse sia per la gestione dei periodi di dimissione post ricovero. Le case di comunità sarebbero dei pronto-soccorso rinforzati aperti 24h con il personale presente che valuta, caso per caso, se il problema può essere affrontato in loco o se è necessario il trasferimento altrove. La casa di comunità dovrebbe anche svolgere la funzione di prevenzione e di coordinamento delle prestazioni domiciliari.
Ospedali di comunità e case di comunità dovrebbero completare il modello hubs-and-spokes (nodi-e-collegamenti), ancora in piena costruzione nonostante non sia una impostazione nuova. Il suo successo dipenderà, non solo dalla diffusione sul territorio dei nodi minori, ma dalla dimensione e dalla qualità dei nodi primari, a partire dagli ospedali dei centri abitati più grandi. La differenziazione delle strutture sul territorio per grado di complessità e specializzazione non deve tradursi nella selezione di pochi centri privilegiati e nel livellamento verso il basso di tutto il resto, e questo valga sia all’interno di una stessa Regione che tra Regioni sull’intero territorio nazionale.
Proprio a questo proposito tornano in mente i fatti di Tricarico nell’immediato Dopoguerra, quando un paese con poco più di ottomila abitanti riuscì a ottenere l’ospedale civile. Sino ad allora, l’assistenza in loco era stata offerta a vario titolo dalla Chiesa o da Confraternite, secondo tradizione che, come in altre parti d’Italia e d’Europa, risaliva
addirittura ai tempi del soccorso ai pellegrini in viaggio per la Terra Santa. Nella provincia di Matera erano disponibili “[…] 130 posti letto, [tutti] accentrati nel […] capoluogo, la cui distanza media dai suoi Comuni era di 78 km di strade tortuose e disagevoli”. Per capire come questo successo cittadino fu possibile, non si può prescindere dal ruolo singolare che allora Tricarico svolse per la Basilicata.
Se, come usava ripetere Pietro Nenni, “le idee camminano sulle gambe delle persone”, a Tricarico di persone speciali e con “gambe” buone ce n’erano due, Rocco Scotellaro e Rocco Mazzarone. Oggi li chiameremmo espatriati di ritorno perché, dopo essersi staccati dalla piccola comunità di origine e avere fatto esperienze altrove maturando consapevolezza e conoscenze, rientrarono entrambi con effetti propulsivi sulla piccola e statica comunità.
Scotellaro, oltre alle altre tappe da ragazzo a seguito della famiglia, fu a Roma, Trento, Napoli e Bari, e dopo gli studi classici continuò con quelli di diritto, per poi appassionarsi a tematiche di economia e sociologia e avvicinarsi alle idee socialiste. Amico di Manlio Rossi Doria, su invito di lui entrò a far parte del gruppo di ricerca interdisciplinare in quegli anni attivo presso l’Osservatorio Agrario di Portici. Mazzarone, di una decina di anni più grande, fu a Napoli, Firenze, Milano, per laurearsi in medicina e specializzarsi in malattie polmonari, in particolare tisi e tubercolosi allora endemiche in Lucania. Le sue abilità di ricerca sul campo lo portarono anche in Africa e in Medio Oriente al seguito di spedizioni di cooperazione internazionale.
L’attività quotidiana di Mazzarone presso borgate e masserie sparse tra le colline e la piana metapontina (oggi la diremmo prevenzione e territorializzazione) lo spinse a interessarsi di riforma agraria e distribuzione delle acque, cavalli di battaglia politica dell’altro Rocco. I due condividevano il forte impegno civile e una carica di umanesimo popolare che, oltre a metterli in diretto contatto con la gente, ha lasciato anche importanti tracce letterarie. Furono, in quegli anni in cui trovare corrispondenti a queste latitudini era quasi impossibile, la voce della Lucania e, nel contempo, la porta di accesso alla Lucania per chi volesse avvicinarla e capirla, si trattasse di Levi, Olivetti, Cartier-Bresson, De Martino, Peck, Friedmann e altri.
Nel 1945, il ventitreenne Scotellaro divenne Sindaco. Tra le prime urgenze che volle affrontare ci fu la sanità. Tramite l’Alto Commissariato per l’Igiene e Sanità era possibile ricevere aiuti dalle Nazioni Unite nella forma di medicinali e strumentazioni, ma bisognava aver pronto l’ospedale che non c’era. Non si potevano attendere le lungaggini dell’amministrazione provinciale né accettare passivamente le litigiosità tra paesi confinanti. Lo racconta Mazzarone che fu sia partecipe che cronista di quell’esperienza. Accadde che il Sindaco bussò al Vescovado e chiese la disponibilità di un’ala del suo palazzo, e il Vescovo Raffaello delle Nocche non fece una grinza e aprì il portone.
Per i lavori di adeguamento dei locali bisognava fare tutto da soli, con la speranza di ottenere successivamente qualche stabile sostegno finanziario. Fu lanciata una raccolta popolare estesa anche ai paesi limitrofi. Fu coinvolta la Presidenza della Repubblica e il Capo provvisorio dello Stato, On. Enrico de Nicola, inviò un contributo di 10 mila lire oltre agli elogi. Fu sollecitato il mondo della cultura, a cominciare dai tanti legami amicali che i due Rocco avevano in tutt’Italia, dalla letteratura alle scienze. C’è la lettera all’On. Ignazio Silone, che nel fraseggio e nei vocaboli lascia trasparire tutta la fratellanza social-comunista con lo Scotellaro; e c’è anche la lettera di ringraziamento alla Direzione della Democrazia Cristiana, il partito avversario del Sindaco da cui nondimeno arrivò una somma pari a quella del Presidente della Repubblica. Eppure, tra tanti nomi di spicco la partecipazione che più continua a commuovere è della comunità dei tricaricesi emigrati in Argentina che si attivò con soldi e medicine. “In che luogo del nostro paese sorgerà l’Edifizio?”, vollero sapere dal Sindaco. E la domanda non deve sorprendere più di tanto perché si trattava ancora dell’emigrazione di prima generazione, quella più dura, di compaesani che avevano lasciato Tricarico venti-trenta anni prima e ancora con bene a mente vicoli, slarghi e usci. A loro non si poteva chiedere di rientrare, ma non mancarono di sostenere da lontanissimo mettendo in piedi un vero e proprio crowdfunding, che è formula moderna attraverso cui oggi si potrebbe dare stimolo a numerose iniziative, se ci fosse abilità di fare rete e massa.

Il piccolo ospedale fu inaugurato senza bandiere il 7 agosto 1947”, scrive Mazzarone; dove il “senza bandiere” sta lì a ricordare che nessuno se ne mise la piuma sul cappello, perché fu un successo collettivo. Si riuscì, in piccola scala, a compiere alcuni passi che di lì a qualche tempo sarebbero diventati salienti nel timonare l’intera Nazione per le perigliose acque del Novecento. Con vent’anni di anticipo rispetto a Moro e  Berlinguer, il socialista sindacalista operaista Scotellaro, il Vescovo Delle Nocche e il laico Mazzarone costruirono un compromesso storico di scopo. Con oltre venti anni di anticipo rispetto alle due encicliche che rinnovarono la dottrina sociale della Chiesa, la Mater et Magistra di Giovanni XXIII e la Populorum Progressio di Paolo VI, il Delle Nocche ne mise in pratica i principi di impegno sociale al di là degli steccati ideologici. Anticipando i tempi dei grandi interventi del “Piano Marshall”, fu data massima rapidità alla messa a terra, come si direbbe oggi, del progetto dell’ospedale, accettandone una significativa compartecipazione ai costi, aspetto anche questo di grande attualità, che la teoria economica suggerisce per responsabilizzare le scelte nei rapporti tra livelli di governo centrali e locali. Dopo alcuni anni di buon funzionamento, l’ospedale cominciò a risentire di disaccordi interni al Comitato promotore. Mazzarone chiama in causa, forse con un po’ di enfasi, ricadute locali del deterioramento del contesto politico internazionale; mentre Leonardo Sacco, nella sua ricostruzione sul periodico “Basilicata” del dicembre 1985, lascia intendere che la struttura fu sottratta al governo locale per essere riassorbita all’interno rete della mutualità sanitaria che esisteva prima della creazione del SSN.
Entrambi sottovalutarono che anche il passaggio dall’autogoverno al controllo provinciale andava inteso come parte del successo, perché permise a Tricarico di rimanere uno dei principali poli ospedalieri lucani, servente l’intera area interna del medio corso del Basento. Il rilievo dell’iniziativa pose le basi per ottenere i finanziamenti per la costruzione di un edificio moderno in sostituzione degli spazi del Vescovado e per entrare a pieno titolo, nel 1978, nell’alveo del SSN con accesso al Fondo sanitario. Il nuovo stabile di  Via Regina Margherita fu inaugurato nei primi anni ’60 e oggi ospita il Polo specialistico riabilitativo “Don Gnocchi” e il Presidio ospedaliero distrettuale “Rocco Mazzarone”. E se è vero che l’operatività di quest’ultimo è oggi molto ridimensionata rispetto all’ospedale degli anni ’80, è anche vero che senza la visione e gli sforzi venuti dal basso la stessa presenza di un presidio ospedaliero sarebbe stata qui tutt’altro che scontata, e con essa non solo la qualità dell’assistenza ma anche l’apporto che una istituzione di questo tipo dà alla crescita civile in senso più ampio. Si ricordi, solo per portare un esempio, che lì ha lavorato per diversi anni e sino all’88 il dr. Andrea Sacco, una delle figure di più elevato profilo professionale e umano su cui il SSR lucano ha potuto contare, a testimoniare che dare principio alle cose permette di raccogliere frutti anche molto di là dai tempi. Materano con studi a Pisa e Trieste, è anche lui un espatriato di ritorno che ha legato il suo nome all’ospedale di Tricarico.

Sono almeno due gli insegnamenti da trarre da questa storia del secolo e millennio scorso: l’importanza della visione che dalle intuizioni di uno più persone arrivi a coinvolgere le energie migliori di un territorio (il sempiterno trinomio intellighenzia & politica & coscienza civica); e poi la necessità di azioni propositive e concrete dal basso, per tenere alta la guardia e per avanzare soluzioni responsabili. Il PNNR è strutturato per raccogliere iniziative dal basso, con Regioni, Comuni e Associazioni di Comuni e anche Fondazioni e Associazioni private che possono presentare progetti in qualità di soggetti attuatori.
Oggi, la soluzione non può essere chiedere un polo ospedaliero autosufficiente per un’area urbana di piccole dimensioni. I tempi sono cambiati, e con loro fabbisogni socio-sanitari, varietà e specializzazione delle prestazioni, soluzioni organizzative e vincoli di risorse. L’attenzione deve andare alle modalità con cui viene realizzata l’interconnessione ospedale-territorio-domicilio, guardando all’adeguato dimensionamento dei vari presidi sul territorio, ai collegamenti rapidi e sicuri dalle periferie ai centri, alla qualità dell’assistenza a domicilio in tutti i casi in cui può evitare il ricovero, alla capacità di risposta immediata 24h alle urgenze con un sufficiente parco di ambulanze ed eliambulanze medicalizzate.
Le scelte di politica sanitaria regionale stanno andando in questa direzione? Si sta usando il PNRR 2020-2026 per creare queste nuove fondamenta, cogliendo necessità e opportunità del momento come fece la piccola grande Tricarico del 1947?

Nicola C. Salerno
(Economista presso l’Ufficio parlamentare di bilancio)
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