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uaderni de La Scaletta

L'arte che si sottrae al flusso perenne per divenire forma, è ciò che opponiamo alle tentazioni del caos

Dietro le quinte

“Eco e Narciso tra mito e tragedia” resoconto della mostra di Stefano Siggillino

  1. Tema e aspetti organizzativi della mostra

 

“Eco e Narciso tra mito e tragedia” è una mostra temporanea tenutasi all’interno delle sale del Palazzo ducale Malvinni Malvezzi, in Piazza Duomo a Matera, dal 24 Novembre fino al 15 Dicembre 2023, in cui sono state esposte le opere dell’artista materano Stefano Siggillino. L’evento, aperto al pubblico durante tutti i giorni della settimana con ingresso gratuito, è stato organizzato dal Circolo culturale La Scaletta con il patrocinio della Regione Basilicata, Provincia di Matera, Comune di Matera e il sostegno del personale del Gruppo Volontari Open Culture 2019, il quale si è rivelato essenziale nell’accoglienza dei visitatori a cui pure ha partecipato in prima persona l’artista Stefano Siggillino, concedendo la preziosa opportunità di momenti di approfondimento sull’allestimento e le opere. La mostra è stata curata dallo storico dell’arte Edoardo Delle Donne, direttore artistico del Circolo La Scaletta.
Il tema dell’esposizione è il mito di Eco e Narciso, figure protagoniste della mostra. Per un più efficace inquadramento dell’allestimento è opportuno accennare brevemente alla formazione dell’artista e alla trama del mito greco rappresentato.
Stefano Siggillino, autore delle opere in mostra, è un artista di origini materane che ha sempre nutrito una forte attrazione verso il “mondo Mediterraneo” e la cultura greca a tal punto da decidere, in età adulta, di intraprendere un viaggio verso la culla della cultura occidentale giungendo così ad Atene. In seguito a vicende personali, approderà nella piccola isola di Nisyros dove rimarrà a lungo dando così vita alle opere che ritraggono il mito di Eco e Narciso con tonalità di blu, bianco (tipiche della Grecia contemporanea) e oro. Esso narra la drammatica vicenda che vide Eco, ninfa oreade della mitologia greca, innamorarsi del giovane e bello Narciso il quale, però, non corrispose il suo amore e da questo rifiuto la ninfa si consumò a tal punto che di lei non rimase che la voce, o meglio dire, l’eco delle ultime parole pronunciate dai viandanti. Fu così che la dea Nèmesi, volendo vendicare Eco, decise di punire Narciso: con un inganno lo condusse fino ad uno specchio d’acqua in cui il giovane cacciatore vide riflessa la sua immagine di cui si innamorò a tal punto da non riuscire mai più a distaccarsi finchè, stremato dall’ossessione, anche lui trovò la morte, da cui nacque il fiore chiamato narciso.
Questo è il retroscenza essenziale per introdurre l’analisi che segue ed avviare una riflessione sulle opere della mostra-concept di Stefano Siggillino.

 

  1. Analisi dell’allestimento e delle opere in mostra

 

Redatta nell’ambito del corso di “Museologia” tenuto dalla prof. Chiara Mannoni all’Università degli Studi della Basilicata (Laurea Magistrale in Archeologia e Storia dell’Arte, a.a. 2023-24), la seguente analisi nasce dalla scelta fortunata di uno studente – il sottoscritto, Matteo Ferraina – di dedicare la propria attenzione ad una mostra temporanea allestita in ambito materano, scelta fortunata anche perché ha innescato l’interesse del curatore dei Quaderni de La Scaletta (Edoardo Delle Donne) verso la pubblicazione di quella che era originariamente una tesina d’esame, ora resa disponibile alla lettura del pubblico più ampio.
La volontà di analizzare la mostra di Stefano Siggillino è inoltre frutto di un personale interesse nei confronti dell’arte contemporanea e del suo incontro con la mitologia greca attraverso uno dei temi più conosciuti del mito, la vicenda di Narciso. È in questo contesto che nasce l’analisi della mostra. In questa sede sembra opportuno sorvolare sugli elementi tecnici dell’allestimento (illuminazione, supporti ecc…) per concedere maggiore spazio agli aspetti artistici delle opere e delle sale espositive. Per dare forma alla mostra-concept, definizione presa in prestito da un pannello realizzato in occasione della stessa esposizione, si è reso necessario un allestimento originale e suggestivo che fa uso di supporti visivi diversificati e non esclude il supporto uditivo, elementi entrambi utili ad una resa più efficiente del tema mitologico e ad una suggestiva immersione nell’allestimento. Le opere sono state esposte in otto sale del Palazzo Malvezzi secondo un percorso unidirezionale obbligato che solo nella prima stanza permette di deviare dall’itinerario prestabilito per raggiungere un’ulteriore camera, in cui prendere visione di un filmato registrato su una nave in approdo verso la Grecia. Ciascuna delle otto stanze rappresenta un tema, di cui si parlerà approfonditamente a breve, o una parte del mito di Eco e Narciso: ne consegue che le opere esposte in ciascuna sala riflettono solo e soltanto uno specifico tema, ma che dialoga e si intreccia con i temi e le opere di tutte le altre stanze dando così vita alla narrazione audiovisiva del mito. Dopo essere entrati a Palazzo Malvinni Malvezzi, luogo che ospita la mostra, si è accolti dal personale del Gruppo Volontari Open Culture 2019 e la visita comincia con la prima delle otto sale seguendo un percorso unidirezionale obbligato.
La prima sala (fig.1) vede esposte tre tele, realizzate con acrilico e foglia d’oro, facenti parte di un trittico intitolato “La danza dell’incoscienza” che infonde la sensazione di assistere ad un autentico momento conviviale del mondo greco. Dietro alle tele si trova la porta d’ingresso ad una camera in cui si può assistere alla videoriproduzione di un filmato registrato durante un viaggio in nave verso la Grecia. A destra del trittico c’è poi l’ingresso della seconda sala. Qui sono esposte opere scultoree realizzate con tecnica mista e intitolate “La nascita”. In questo caso, le opere sono distribuite sul pavimento: al centro si trova la figura di Narciso che emerge da un blocco di materia, rappresentando simbolicamente la nascita, attorno alla cui immagine sono stati disposti grandi frammenti di vasi o di colonne di stile classico e i fusti con fiore, entrambi essiccati, della pianta conosciuta con il nome di cardo comune, tipica del paesaggio mediterraneo.
Non c’è alcun elemento a protezione delle opere o per distanziarle dal visitatore, il quale si trova a camminarci attorno accompagnato da un sottofondo musicale realizzato dallo Studio Avie con la voce di Alessandro Intini.
La terza sala (fig. 2) vede esposte un gruppo di stampe blu intitolate “Eco” che rappresentano in parte la ninfa e in parte un preciso momento del racconto mitologico: il momento in cui Narciso incontra Eco nel bosco. Le stampe sono state appese su ulteriori elementi vegetali essiccati, di specie ferula comune, in funzione di supporto, i quali sono distribuiti in maniera uniforme in tutta la sala (alcuni privi di stampa) volendo conferire l’idea di un bosco, quello in cui Eco e Narciso si incontrano. Come sottofondo musicale, della medesima produzione sopracitata, troviamo il dialogo tra Narciso ed Eco, così come riportato nel mito, realizzato appunto con l’effetto audio dell’eco a cui fa da sfondo l’effetto visivo dell’eco che vediamo rappresentato con lettere sparse al suolo della stessa parola “e-c-o”. Un effetto di eccezionale resa in quanto l’eco è di fatto la scomposizione di un parola nelle sue lettere che riflettono da un punto all’altro dello spazio e qui è stato reso in maniera audiovisiva: sia con le lettere della parola “eco” scomposta sulla superficie pavimentale, sia con l’effetto audio dell’eco nel dialogo tra i due protagonisti.
La quarta sala (fig.3) è invece il fulcro della narrazione. Qui sono esposte sette opere pittoriche realizzate con colori acrilici e foglia d’oro: si tratta di due trittici più un’ulteriore opera. I due trittici sono disposti uno frontalmente all’altro di cui il primo gruppo, sulla sinistra, rappresenta Eco ed è intitolato “L’io sognante” mentre il secondo trittico, sulla destra, rappresenta Narciso ed è intitolato “Solitudine”.  Attraverso questo espediente si vuole creare un rapporto di dialogo tra i due gruppi di opere con lo scopo di mettere in scena il corteggiamento di lei fino al rifiuto di lui da cui Eco si consumò del tutto, trovando la morte.
A completare la narrazione-esposizione, in fondo alla sala, in posizione centrale, c’è la tela intitolata “Riflesso” in cui è rappresentato Narciso nell’atto finale del racconto: il momento in cui vede riflesso se stesso nello specchio d’acqua. Per rievocare questo momento, alla base dell’opera, sul pavimento, è stato collocato uno specchio, il quale non è solamente scenico ma è un elemento funzionale in quanto la figura di Narciso sulla tela non presenta la caratterizzazione anatomico-muscolare che invece emerge nel riflesso nello specchio in cui, grazie ad un attento gioco di luci e all’utilizzo dell’argento per disegnare le linee del corpo e dei muscoli, la figura del protagonista si caratterizza in senso anatomico: anche qui, come nel mito, la bellezza di Narciso viene a galla dal riflesso nello “specchio d’acqua”.
La quinta sala espone soltanto un’opera: una tela intitolata “Costola”, la quale porta a riflettere sul dramma dell’intera vicenda. A seguire: nella sesta sala, al centro, c’è uno specchio con una stampa opaca su cui è riportato un passo della poesia “Sempre nuova è l’alba” di Rocco Scotellaro.
La presenza dello specchio ha una forza dirompente in quanto concorre ad annullare la distanza che separa il protagonista delle opere (Narciso) dallo spettatore e rovescia la logica della narrazione: vedendo la propria immagine riflessa nello specchio posizionato nella sala, il visitatore avverte la sensazione di vestire i panni di Narciso che vede la sua immagine riflessa nello specchio d’acqua, sentendosi per un istante protagonista,  diventando così partecipe del dramma.
Giunti sul finire dell’allestimento si entra nella settima sala dove, al centro, sul pavimento, è esposta una tela dal nome “Mediterranea”, che ritrae una figura antropomorfa dietro cui vi è un sole rosso che si leva dal cielo, simbolo di una “nuova alba” mediterranea.
Si approda infine nell’ottava e ultima sala in cui sono esposte delle stampe blu ritraenti Nisyros e intitolate allo stesso modo, anche queste disposte direttamente sul pavimento e senza alcun tipo di barriera protettiva. L’allestimento può dirsi così terminato, in quanto alla fine del percorso unidirezionale obbligato con sviluppo a senso orario tra le sale, ci si ritrova nella camera d’ingresso del Palazzo Malvinni Malvezzi con una forte sensazione addosso: quella di aver attraversato in prima persona la vicenda di Eco e Narciso percependone il dramma.

 

  1. Considerazioni personali e conclusioni

 

La mostra-concept “Eco e Narciso tra mito e tragedia”, che vede esposte le opere del giovane artista Stefano Siggillino, è di grande potenziale evocativo e riesce pienamente nel far rivivere il tono tragico del mito attraverso un allestimento originale grazie al quale la visita si traduce in una vera e propria passeggiata nell’arte, tra le opere, dunque nel mondo della mitologia greca. Decisiva e lodevole è la possibilità di camminare liberamente tra le opere dell’artista, pur con il rischio che possano danneggiarsi ma con il pregio di sentire annullata quella distanza che spesso separa un prodotto d’arte dal suo fruitore.
Una mostra di grande valore in cui pittura, scultura, stampe, musica ed elementi vegetali convergono tra di loro con veemenza comunicativa all’interno di una cornice mediterranea capace di proiettare il visitatore nel tema della mitologia classica che sembra prendere vita attorno a noi e coinvolge in prima persona attraverso l’emozione e il senso del dramma.

Matteo Ferraina
(Studente del corso di Laurea in Archeologia e storia dell’arte. Unibas, Matera)
figura1
(Fig. 1: opere del trittico ”La danza dell’incoscienza”; sala 1)
figura2
(Fig. 2 gruppo di opere dal titolo ”Eco”, stampe blu su supporto vegetale ferula comune; sala 3)
figura3
(Fig. 3: a sinistra il trittico “L’io sognante”; a destra il Trittico “Solitudine”; sul fondo, al centro, l’opera “Riflesso”; sala 4)

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