Giacomo Balla: Linee forza di mare, 1919 circa.
Gentili lettrici e gentili lettori,
il tema di questo diciannovesimo numero della nostra rivista è “gli incontri”. Una scelta che è al tempo stesso omaggio e testimonianza del titolo di Capitale Mediterranea della cultura e del dialogo di cui è stata insignita la città di Matera nell’anno corrente 2026.
Il Circolo La Scaletta ha inteso, sin dalle sue origini, porsi come un luogo fisico e morale dal quale poter risalire sino ai cieli della bellezza (la bellezza salverà il mondo, ha scritto qualcuno…), attraverso la più preziosa lezione di libertà e leggerezza, il dialogo. Ma per dialogare bisogna prima di tutto venirsi incontro, incontrarsi. Ed ecco dunque le ragioni del nostro tema: incontrarsi per dialogare, incontrarsi per immaginare e sognare qualcosa di diverso dall’attuale visione così caotica e tragica della nostra contemporaneità… Continua a leggere
Francesco Di Pede
(Responsabile dei Quaderni)
“Troveremo sempre risposte parziali che ci lasceranno insoddisfatti e allora continueremo a cercare”
di Edoardo Delle Donne
Gli angeli hanno uomini tatuati sulle spalle e ne custodiscono le ombre
Se non incendia la propria opera, il poeta brucia se stesso: Friedrich Hölderlin nel rogo della follia, Arthur Rimbaud nella fuga, Emily Dickinson nella reclusione, Giacomo Leopardi e Frédéric François Chopin nella più sublime malinconia. La grazia avviene, la poesia si mostra nell’impensabile. Il poeta testimone di un fuoco che distingue ed elegge, deve offrire la sua vita alla bellezza perché sopravviva; custodire la fiamma, consegnare la torcia affinché qualcuno, oggi, domani, tra secoli, in questo o in altri mondi, sappia attingere a quel fuoco appiccando l’incendio. La parola creatrice fonda nuovi ordini e nuove cosmologie. Si alimenta del bagliore di albe che si stagliano sui mari delle civiltà antiche e, nel suo ricomporre ogni volta il mondo a misura del singolo individuo, del singolo universo lirico, trasmette per propria natura un messaggio di rivoluzione, di sconvolgimento dell’esistente. I poeti si sporgono dove gli uomini non osano guardare. La poesia è la lingua di confine, la lingua delle sentinelle di guardia verso l’ignoto.Così silenzioso si muove il sole oltre noi
Lo stupore è l’alfabeto della poesia, la suggestione la sua sintassi. La poesia è la genesi del mito, la storia dell’uomo, memoria e luce, il punto d’intersezione tra il tempo e l’eternità. Nell’epoca delle parole superflue, la poesia insegna il necessario: dove fallisce la storia arriva la poesia. Una società autenticamente nuova non può nascere in assenza di un comune e condiviso desiderio di democrazia e libertà. La poesia educa ad una forma di libertà per sua natura pericolosa e può portare il caos all’interno di società altamente controllate (l’arte è in generale già di per sé espressione dell’arte di non essere governati). E’ essa a condurre alla libertà, non il contrario. Le sue parole chiave sono: profezia, annuncio, presentimento, promessa, termini vuoti nella vita spettrale che oggi ci è imposta. Come l’arte (nel suo più estremo fenomeno Dada), anche la poesia reinventa perpetuamente la propria tradizione e scavalca ogni nozione programmatica di tradizione o di avanguardia. Sono gli immortali i nostri contemporanei.Il cuore: radice stellata, dimora della lingua e del sentire, casa del sangue
Il passo degli Dèi è difficile da udire come un rapido mormorio nell’erba. Più degli uomini politici, più della loro misera vacuità, sono i poeti, gli artisti a impregnare le loro epoche, a depositare messaggi imperituri e stravolgere l’ordine costituito. In tempi di guerra non solo è concesso al poeta di scrivere poesie d’amore, ma ha il dovere di farlo, perché anche (e soprattutto!) in tempi di guerra l’amore ha un valore più alto della ferocia. L’amore è la “più dolce, più cara, più umana, più potente, più universale delle passioni”: scrive il 3 ottobre del 1823 Giacomo Leopardi nel suo Zibaldone. Enorme è il divario tra le emozioni che ci aprono all’amore (e al coraggio di abbandonarci alla bellezza) e la violenza che quasi soffoca il mondo. L’arte è tale se, alimentata da meraviglia e misura, testimonia grazia e vertigine, ovvero la possibilità di trasformazione. Dunque porsi sul versante della spiritualità, dell’opera in grado cioè, di veicolare un messaggio di natura romantico-spirituale, comporta l’accettazione di una sorta d’inattualità costruttiva, vissuta però nella sua accezione positiva come rifiuto della deriva materialista del contemporaneo. Nel 1817 un ancor giovanissimo Giacomo Leopardi pubblicò su «Lo Spettatore italiano» la traduzione italiana del secondo libro dell’Eneide di Virgilio[1]. Tra il 4 e il 9 maggio del 1835, il poeta di Recanati e la sua piccola corte composta dagli amici Antonio e Paolina Ranieri e dal finissimo cuoco ed esule Pasquale Ignarra, si trasferirono a Napoli, in Vico Pero, quartiere Stella, ultima sua residenza terrena, la preferita e la più duratura fra le altre napoletane. A Napoli Giacomo, sarebbe andato incontro al suo venerato Virgilio. Non in questa vita ma nell’altra. Entrambi sono oggi sepolti nel Parco Vergiliano (Parco delle Tombe di Virgilio e Leopardi) a Piedigrotta.I Quaderni de La Scaletta sono una pubblicazione on line trimestrale, ideata e curata da Edoardo Delle Donne e coordinata da Paolo Emilio Stasi. E’ dedicata alla storia del Circolo Culturale La Scaletta di Matera (http://www.lascaletta.net/), alle vicende del mondo dell’arte e della cultura in generale (ma con incursioni anche in ambiti diversi come ad esempio la finanza, la storia, l’economia), e a Matera naturalmente, città sospesa sul vuoto dei secoli, dove il nuovo passa e l’eterno resta. Un progetto a più dimensioni (con tematiche sempre diverse per ogni numero) in cui si intrecciano memoria e contemporaneo, sogni e realtà, sullo sfondo di una scena virtuale che come un raffinato gioco di incastri mostra quanto le parole possano divenire quello che un legno prezioso è per l’ebanista, un certo colore per un pittore. Materie da scegliere accuratamente, da collocare a posto con precisione, nel vivo del movimento dialettico e nell’essere più intimo del linguaggio, così che tra autori diversi e lontani, si delinii una profonda e silenziosa assonanza tale da innescare a volte, una commistione nel pensiero dell’uno e dell’altro.
Mentre tra improvvisi bagliori senza nome, i segreti millennari di Matera continuano ad abbracciarsi in una lenta danza di pietra.
Nel dicembre 2024 i Quaderni de La Scaletta hanno celebrato i loro primi quattro anni di pubblicazione con uno splendido volume in edizione cartacea ,ad opera della casa editrice Aracne di Roma, e comprendente i testi più interessanti e coinvolgenti delle firme più prestigiose.
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