Evelyn De Morgan: The love potion, 1903
Gentili lettrici e gentili lettori,
il nuovo anno comincia per noi con il diciottesimo numero dei Quaderni. Spulciando tra le pagine del Grande libro dei Numeri, si legge che il 18 inteso come numero angelico, simboleggia sia il completamento che l’inizio di una nuova fase. Una felice coincidenza o forse un pizzico di magia?
“Ogni inizio contiene una magia che ci protegge e a vivere ci aiuta…” è un verso di una bellissima poesia di Hermann Hesse (Gradini), e dunque il tema dei nuovi Quaderni non poteva che essere la “Magia” !
Chi di noi almeno una volta nella vita non ha desiderato essere un grande Mago per incantare e dar meraviglia agli occhi della gente?… Continua a leggere
Francesco Di Pede
(Responsabile dei Quaderni)
“Troveremo sempre risposte parziali che ci lasceranno insoddisfatti e allora continueremo a cercare”
di Edoardo Delle Donne
Quando l’anima si sviluppa, essa si forma a ritroso, attaccata alla punta del piede di un Cherubino o sotto le giovani piume verdi dell’ala.
Ascoltare le onde vittoriose del tuono nel labirinto vivente dell’orecchio , il fulmine che lascia nelle mani la crepa di una pietra, è già eco della luce, l’ombra delle parole, non il loro splendore. Quel che ci turba in maniera così misteriosa dinanzi alla bellezza è che essa, in qualche modo ci dispensa dal sopravvivere. L’istante si pietrifica, poiché la bellezza non si concede all’effimero. Goccia a goccia dagli acini della vigna feconda, tra l’algebra dei nidi, e la geometria dei ragni, beve il tempo celeste. Qualcosa è stato messo in musica, come l’adagio della Sinfonia n°2 di Sergei Rachmaninov (Rachmaninoff: Symphony No. 2 in E Minor, Op. 27: III. Adagio), qualcosa nel cuore della peonia bianca o tra le ultime reliquie a Roncisvalle. Qualcosa nei sonetti di Compiuta Donzella, o nel bunjinga di Ema Saikō [1]. E nel canto di un usignolo che lava il rosa del cielo.A tutto ciò che è impossibile si apre il cuore
Per l’artista la tecnica è alchemica, il gesto artistico (in virtù di ciò che evoca in chi osserva, legge, pratica) è magia. E’ intendere dell’immaginazione, il suo incanto non come surrogato della vita ma come ebbrezza del concreto, potenzialità di sublimare il reale riconoscendone l’inconsistenza e la fragilità. L’arte è sostanzialmente potere cognitivo, originalità, splendore estetico (nulla a che vedere con la moda…). L’artista ha il dovere di portare in sé la domanda, ma l’arte non è la descrizione del mondo, è un atto che si identifica con il respiro, vale a dire con quanto di più individuale, di più umano possa esistere, un sigillo di individualità apposto all’abisso del tempo. L’arte è libertà e destino , ostinazione di anni e distanze. Non imita la realtà, non è subordinata ad essa, e pur essendo indotta da quella (o meglio originata) è destinata a rimanere parallela ad essa, a non coincidere mai. È un cammino che parte dall’individuo e va incontro a un altro, all’altro, passato e futuro intrecciati in un unico risplendere. L’arte dunque, si configura come regola. E proprio in virtù della regola l’artista è il grande irregolare, inadempiente a ogni nomenclatura. Devoto all’invisibile, obbedisce all’estasi, al sogno degli Dei che non si ripete e non si condiziona. Egli è il luogo in cui le forze assolute del tempo tendono a riequilibrarsi, il fiume che unisce con le sue mani d’acqua le rive che separa. E’ l’essenziale incrollabile.“Nella vita ci sono grandi ore. Noi leviamo gli occhi verso di esse come verso le colossali figure del futuro e dell’antichità.” Friedrich Hölderlin, Iperione
È per mancanza di luce che evochiamo la luce, per mancanza di vivere che evochiamo la vita, è per mancanza di desiderio che evochiamo il desiderio. L’esistenza oggi, non può essere più concepita come uno stato o come un’identità definita, ma come un processo, un movimento di attraversamento continuo. Anche la storia non appare più come sfondo ordinato ma come un insieme di forze che attraversano l’uomo e ne modellano l’esperienza senza mai tuttavia stabilizzarla. La realtà diviene, non è qualcosa di finito o da oggettivare, da ridurre cioè e fissare per dominare, ma istante profondo in cui possiamo reciprocamente trasformarci, ricreare. A contare non è più l’approdo, ma il movimento stesso, il transitare. Il tempo continua a superarci, concedendosi solo in petali sparsi mentre matura la sua misura. So “…for once in my life/ Let me get what I want/ Lord knows, it would be the first time / Lord knows, it would be the first time” [2] Se la liturgia scialba ed opprimente di una politica incapace di provocare veri cambiamenti, se l’immateriale elettronico che ossessiona le nostre vite, ci lascia sospesi alle soglie delle sorgenti del sangue, possiamo ancora opporvi il vero linguaggio artistico come forma di critica radicale e irriducibile, come lotta senza quartiere alle convenzioni sociali e culturali. [1] Ema Saikō ( Ōgaki, Prefettura di Gifu 1787 – 1861 ) poetessa e artista vissuta in Giappone nel periodo Edo (1615 – 1868). Eccelleva nel bunjinga, (la cosiddetta “pittura dei letterati”, sorta in Cina e mutuata poi dalla cultura nipponica) una particolare pittura calligrafica, consustanziale alla poesia. [2] Please, Please, Please, Let Me Get What I Want (2008 Remaster)Edizione 18-2026
I Quaderni de La Scaletta sono una pubblicazione on line trimestrale, ideata e curata da Edoardo Delle Donne e coordinata da Paolo Emilio Stasi. E’ dedicata alla storia del Circolo Culturale La Scaletta di Matera (http://www.lascaletta.net/), alle vicende del mondo dell’arte e della cultura in generale (ma con incursioni anche in ambiti diversi come ad esempio la finanza, la storia, l’economia), e a Matera naturalmente, città sospesa sul vuoto dei secoli, dove il nuovo passa e l’eterno resta. Un progetto a più dimensioni (con tematiche sempre diverse per ogni numero) in cui si intrecciano memoria e contemporaneo, sogni e realtà, sullo sfondo di una scena virtuale che come un raffinato gioco di incastri mostra quanto le parole possano divenire quello che un legno prezioso è per l’ebanista, un certo colore per un pittore. Materie da scegliere accuratamente, da collocare a posto con precisione, nel vivo del movimento dialettico e nell’essere più intimo del linguaggio, così che tra autori diversi e lontani, si delinii una profonda e silenziosa assonanza tale da innescare a volte, una commistione nel pensiero dell’uno e dell’altro.
Mentre tra improvvisi bagliori senza nome, i segreti millennari di Matera continuano ad abbracciarsi in una lenta danza di pietra.
Nel dicembre 2024 i Quaderni de La Scaletta hanno celebrato i loro primi quattro anni di pubblicazione con uno splendido volume in edizione cartacea ,ad opera della casa editrice Aracne di Roma, e comprendente i testi più interessanti e coinvolgenti delle firme più prestigiose.
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