Il tempo trascorre, ma solo quando si arresta diventa memoria nella percezione di chi l’osserva. Quando poi si allunga, quando diventa cosciente, quando acquista ragione e riflette su se stessa, ecco che la memoria diventa storia.
La storia è la concrezione del tempo divenuto memoria, ed è ciò che ci sorregge: attraverso il passato, attraverso la coscienza e la conoscenza di ciò che è trascorso, ci sostiene costantemente nel presente e ci indirizza, come una bussola, verso il futuro. O almeno, così dovrebbe accadere, quando l’individuo acquisisce la consapevolezza che senza la memoria, senza la storia, e dunque senza l’identità che da esse è generata, non può neanche esistere.
Il progetto “Fantastico Medioevo”, fortemente voluto dalla Presidenza della Giunta regionale della Regione Basilicata nasce proprio per questo: dare valore a un patrimonio che non trova uguali per l’imponente carico di memoria, anzi di storia, di grande storia. Una storia luminosa e imponente che, narrata gradevolmente ma con metodo rigoroso, può e deve guidarci anche nel presente, rinnovando costantemente il valore della nostra memoria e della nostra storia, senza le quali non siamo nulla.
Il programma punta soprattutto alla valorizzazione del percorso – anzi del sistema – dei castelli, delle domus (i palazzi imperiali) e delle fortificazioni della Basilicata, che sono i più riconoscibili segni del passaggio della storia sul territorio.
A una prima sommaria schedatura ne risultano ben 160 circa: un numero che fa intuire la capillarità della loro distribuzione. Quelli più significativi e importanti risalgono all’età normanna e soprattutto sveva. Lo Statutum de reparatione castrorum (“Statuto sulla riparazione dei castelli”), un dispositivo di accertamento giuridico avviato dall’imperatore Federico II intorno al 1230 e compilato in maniera più compiuta tra il 1241 e il 1246, contiene un minuzioso elenco di edifici difensivi, con l’indicazione delle comunità cui era affidato il mantenimento o la riparazione: per la Basilicata menziona 9 domus e 20 castelli.
Ma non ci sono solo i castelli. Il Medioevo che si intende presentare, attraverso lezioni di storia diffuse sul territorio, mostre, allestimenti museali, spettacoli, festival di discussione, libri (è in corso di pubblicazione una collana editoriale per i tipi di Laterza), è scintillante, variegato, nei suoi colori contrastanti, luminosi e cupi, come la porpora di un mantello imperiale o lo scarlatto del drago dell’Apocalisse di Gioacchino da Fiore. Un Medioevo di innovazioni nella scienza, nella matematica, nella letteratura, nella filosofia, nella politica: basti pensare alle origini della poesia italiana, alle svolte imposte dalla riscoperta di Aristotele o dall’introduzione dei numeri arabo-indiani e dello zero, alla nascita della prima università statale, che trovarono il loro epicentro nel Regno dell’Italia meridionale.
Palcoscenico è la Basilicata, crocevia politico nel cuore del Mediterraneo, punto di approdo e ripartenza di multiformi culture. Protagonisti sono i Normanni e gli Svevi. I Normanni, gli Altavilla, a partire dal 1041-1042, con Guglielmo Bracciodiferro (un nome che evoca potenza leggendaria) fanno della Basilicata il centro del loro dominio. La lunga marcia inizia da Melfi, che diventa la prima capitale di uno stato in graduale costruzione. Roberto il Guiscardo e suo fratello Ruggero I, nel 1059, con un patto giurato col papa Niccolò II, divengono signori di tutta l’Italia meridionale e della Sicilia, conquistandole ai Bizantini e ai Musulmani. Il Guiscardo, che si fa seppellire a Venosa, è in quegli anni il vero ago della bilancia della politica mondiale: è un protagonista della “Lotta per le investiture”, tanto che nel 1084 entra vigorosamente in Roma per salvare il papa Gregorio VII, assediato dall’imperatore Enrico IV. Nel 1130, Ruggero II diventa primo re di Sicilia, nome che identifica sia il territorio continentale (citra Farum) che quello insulare (ultra Farum).
Naturalmente, a dominare la scena è Federico II, lo “Stupor mundi” per antonomasia (così chiamato dal cronista Matteo Paris), legislatore, uomo di stato, poeta, filosofo, uomo di guerra e uomo di pace, l’ultimo imperatore dei Romani, come lo definisce Dante. Uomo dai mille volti, elegge a sua terra di adozione la zona del Vulture-Alto Bradano che volge verso la Capitanata, per renderla vera protagonista del suo De arte venandi cum avibus, non un semplice trattato sulla caccia col falcone, ma un manifesto di scienza sperimentale. Sempre da Melfi, nel 1231 emana la Costituzione, il Liber Augustalis, un corpus di leggi che ha fondato letteralmente uno stato e che ha avuto applicazione per secoli, fino all’inizio dell’Ottocento.
È proprio da Melfi e nel nome di Federico II che si è partiti lo scorso 25 luglio, con l’inaugurazione di una mostra (curata da chi scrive e ancora visitabile nel castello) sull’imperatore svevo, colui che cercò la pace con un accordo diplomatico, senza usare le armi, in occasione della Crociata del 1228-1229 (quanto potrebbe insegnare ancora oggi!) ed è stato un padre dell’Europa. Ad accompagnare la conoscenza scientifica più approfondita c’è sempre l’intento altamente divulgativo. Così, nella stessa giornata, ha avuto luogo la rappresentazione in forma teatralizzata di un processo storico a Federico: 5 illustri cattedratici, esperti professori universitari di storia e filologia medievale (Pietro Colletta, Umberto Longo, Francesco Panarelli, Francesco Paolo Tocco e chi scrive), hanno dibattuto in modo serrato, ragionando in forma piacevolmente seria (ma non seriosa) su alcuni temi fondativi, imprescindibili per la costruzione della nostra memoria e della nostra identità, come la nascita dello stato o le origini della questione meridionale. E lo hanno fatto nella convinzione che la conoscenza del passato possa e debba abituarci a comprendere meglio la complessità del presente: non solo quella italiana, ma anche quella mediterranea, europea e mondiale.
Insomma, la storia medievale della Basilicata è tornata al centro dell’attenzione, così come fu al centro della grande storia in quei secoli, con i Normanni e in particolar modo con Federico II, signore dell’Europa e dell’intero mondo allora conosciuto, che, pur essendo di origine tedesca, decise di guidare da sud l’impero, dal cuore del Mediterraneo. Qui decise di costruire o ricostruire importanti e meravigliosi castelli e palazzi, come quello di Lagopesole, di Melfi o di Palazzo San Gervasio.
In questa prospettiva, il percorso è ancora lungo e proseguirà con iniziative e con eventi già programmati: lezioni, festival storici, rievocazioni e allestimenti museali. Attraverso la vigile guida della Fondazione “Matera Basilicata 2019”, non mancherà neppure Matera, che ha già risposto positivamente a una lezione-spettacolo (il 26 luglio) di Alessandro Vanoli e di chi scrive, che, partendo dal Medioevo, ha richiamato la città alla sua vocazione mediterranea.




