Giuseppe G.Stasi: Favola. China su carta, 2024
Gentili lettrici e gentili lettori,
il 2024 ha chiuso una stagione di quattro anni di lavoro dedicata ai Quaderni, culminata a dicembre scorso con una splendida edizione cartacea(https://www.aracneeditrice.eu/it/rivista/quaderni-de-la-scaletta-.html) della rivista, ad opera della casa editrice Aracne di Roma, che raccoglieva i testi più interessanti e coinvolgenti. Una vera è propria favola con il classico lieto fine! E allora vogliamo inaugurare questa nuova stagione, che speriamo altrettanto ricca di soddisfazioni, proprio con un tema dedicato alle favole!… Continua a leggere
Francesco Di Pede
(Responsabile dei Quaderni)
“Troveremo sempre risposte parziali che ci lasceranno insoddisfatti e allora continueremo a cercare”
di Edoardo Delle Donne
Per un attimo, la cometa ha trovato posa al suo fiammeggiare
I semplici scrittori pensano che basti scrivere pane per evocare il pane: la grande letteratura invece ce ne fa sentire l’odore, l’entità fragrante, quel palpitare della crosta. Un vero scrittore deve sognare la propria vita, non aver il torto di viverla. E’ l’arte, come espressione spontanea della vita, ad assegnare compiti all’etica e non il contrario. Se l’arte avesse solo la funzione di confermare ciò che è già stato stabilito, sarebbe del tutto inutile. Il suo ruolo è quello di una sonda affondata in ciò che non ha nome. Un artista non può che essere impegnato nella sua arte, che è scegliere il meglio. L’arte non deve essere sottomessa a niente e a nessuno se non all’arte stessa, Così come la poesia la cui essenza irriducibile e onirica si rivela nella verità misteriosa sognata in un verso. In una sorta di sacralità che attraversa il tutto. L’arte, la poesia, sono un ponte verso l’inattingibile (inattingibile in forma compiuta),una intuizione non sensibile (il sensibile come empirico),l’ inoltrarsi nei labirinti del sublime. Il linguaggio poetico è qualcosa che avviene, un transito, un esodo, nel senso che scrive e riscrive, descrive e ridisegna, dimostra e mostra l’inesauribile mistero, l’incurabile inquietudine. L’etimologia è in fondo chiara: dal greco poiesis e cioè “fare”. La poesia delle origini trasforma, agisce, scuote, maledice e santifica: in una parola crea il mondo, nello stesso momento in cui viene enunciata, o per meglio dire, annunciata. Il poeta non adempie alla sua parola se non cambia i nomi delle cose, è un messaggero che opera. La parola, a lungo tentata con profusa destrezza, è un colpo di fiamma, una mera imitazione del fuoco in uno scampanio di lampi. Affinché l’attimo si fermi, egli osserva il tempo rallentare e fissa nell’eterno della poesia l’istante destinato a svanire. Fatale, il tempo riprende poi a strisciare, la realtà riemerge, l’istante scivola tra le dita, il sempre si spacca in un prima e un dopo e il petalo alla deriva precipita verso terra. Piantare le parole come chiodi perché il vento non le prenda; l’ultimo sublime tentativo proustiano di fissare la felicità di un momento, prima che il tempo annienti la straordinaria combinazione di luoghi, persone ed emozioni.Sento il cuore del cielo battere in una favola
Alessandro Magno durante i suoi viaggi di conquista, portava con sé il rotolo dell’Iliade conservato in un forziere d’oro, trainato da cavalli finemente bardati. Ogni notte chiedeva che gli fossero letti brani dal poema omerico. Si considera l’incarnazione di Achille e la lettura confortava le sue imprese. Una moneta battuta a Babilonia e commemorativa della sua favolosa leggenda, lo raffigura in Punjab (oriente estremo) che cavalca Bucefalo impennato, mentre disarciona dal suo elefante da guerra, il re indiano Poro alleato di Dario III. E’ necessario oggi ripensare l’antico legame tra la favola e lo stupore, non dimenticare la sua magia e quanto ancora tutto questo sia necessario e vitale (seppur difficile da recuperare e da interpretare) nel nostro mondo stagnante. Perché un bambino richiede incessantemente di sentirsi ripetere la favola, più volte, sino allo sfinimento? Per convincersi fino in fondo dell’accadimento nuovo ed imprevisto che in essa si verifica, e l’incredulità nello scoprire come la fede nell’impossibile renda ogni cosa possibile. L’inversione delle regole, che nel bambino è gioia incontenibile, puro sgomento da consumarsi nelle sconfinate praterie dell’infanzia, sarà un giorno il pilastro su cui costruirà la sua fede. E qualunque sarà la direzione presa da quel credo, verrà professato senza bisogno di prove né di forme da sottoporre al giudizio dei sensi. Semplicemente crederà! Il segreto ultimo della favola si rivela quando una benevola creatura spende la sua magia per compensare il peso e la gravità degli eventi in favore di uno scenario che non nega il sacrificio, ma legittima sempre la fede incondizionata. L’eroe di una favola, una volta giunto al culmine delle sue fatiche, riconosciuto l’esito della sua insensata e folle scommessa, scopre che gli ostacoli si convertono in talismani. E’ il potere di mutare la natura del malefico senza mai annullarlo, un voto, una vocazione che non è supplica e non ha nulla di magico. È il momento in cui la favola si cala nei giorni e diviene verità indiscutibile: quando si rionorano i rapporti naturali degli elementi, ma con un sguardo rinnovato. E allora l’eroe diventa eroe del mondo. E, come già narrarono molti santi e poeti, l’anima dell’eroe nel suo disgregarsi alle ultime cose, confessa la conclusione del proprio percorso di metamorfosi, riconsegnandosi alla vita e alla morte in una nuova veste. Nell’Eneide, il mago Virgilio sostiene che “fortuna audentes iuvat”, riferendosi al favore della dea bendata, al privilegio di sentirsi sussurrare il suo conforto, al premio che attende, sempre ed irrevocabilmente, gli indomiti e gli implacabili che sfidano la sorte e gli accadimenti avversi. Molteplici sono le ragioni che rendono coraggiosi gli eroi, la fiducia che nutrono in un favore, il loro sapersi affidare e abbandonare completamente alla provvidenza, il credere, senza dubbio né timore di smentita, che gli elementi e le potenze si chinino a soccorrere chi osa, la gloria come un atto superiore a favore della vita. E la figura dell’eroe si sovrappone spesso all’uomo di fede e al poeta, nella percezione che il mondo ha di loro. Si mostrano come dei folli, pronti ad agire in direzione contraria alla logica, preparati a regalare ciò che tutti vogliono tenersi e ad avere ciò che non interessa a nessuno, avanzando sprezzanti e indomiti senza difesa, verso ogni lancia puntata. Guardando l’acqua che passa affermando che tutto scorre, cercando il fuoco che brucia sostenendo che tutto si consuma.Come un’anima sola che dimentica del mondo, bacia se stessa negli spazi bianchi.
Secondo Johann Christian Friedrich Hölderlin poeta tedesco (Lauffen am Neckar, 20 marzo 1770 – Tubinga, 7 giugno 1843) , una terza via rispetto a idealismo (dominio del soggetto sul mondo) e realismo (dominio del mondo sul soggetto), è una fusione con la natura come Tutto, nel segno di una unità vicina alla sostanza spinoziana così come all’Uno neoplatonico. Come le vene che diramano dal cuore e al cuore tornano, tutto nel mondo, è perenne ardore e mescolanza. Nell’interpretazione di un altro grande poeta, pittore e incisore William Blake (Londra 1757 – 1827) la psiche umana si suddivide in quattro principi fondanti: Umanità, Emanazione, Ombra e Spettro. Lo Spettro, emanazione di Urizen, è l’incarnazione della ragione che ha perso la spiritualità, dunque della ragione che diventa imposizione, violenza e sopraffazione. Mentre è l‘immaginazione secondo Blake, che permette di percepire la vita oltre la fisicità in quanto facoltà indipendente o meglio immortale. L’occhio interno si apre alla sfera immaginativa dove ha luogo la creazione:“Il mondo dell’immaginazione è il mondo dell’eternità, che è la vera realtà”. Nel sogno è custodita l’eternità, laddove il tempo, quel tempo che scandisce i nostri limiti, non significa niente, o meglio, disperdendosi significa tutto, senza alcun problema per la ragione. Blake va nel profondo e succhia la luce, non vuole eliminare l’ombra ,ma intende illuminarla restando nello stesso luogo. L’ombra è per il poeta, lo specchio della luce, la vera figura della vita che si stende attraverso i due regni e in cui dimorano gli esseri che ci superano, gli angeli. “Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito”. Di questo concetto si nutre la letteratura di Aldous Huxley, che con il suo saggio The Doors of Perception stimola e amplifica l’immaginazione del musicista e poeta visionario Jim Morrison (Melbourne, 8 dicembre 1943 – Parigi, 3 luglio 1971), in un tributo mistico e contemporaneo al pensiero di William Blake, fin quasi ad impossessarsi della sua anima.Edizione 15-2025
I Quaderni de La Scaletta sono una pubblicazione on line trimestrale (divisa in rubriche tematiche), dedicata alla storia del Circolo Culturale La Scaletta di Matera (http://www.lascaletta.net/), alle vicende del mondo dell’arte e della cultura in generale (ma con incursioni anche in ambiti diversi come ad esempio la finanza, la storia, l’economia), e a Matera naturalmente, città sospesa sul vuoto dei secoli, dove il nuovo passa e l’eterno resta.
Un progetto a più dimensioni in cui si intrecciano memoria e realtà, disegnando con maestria una scena virtuale che ora è presente ora è ricordo, come un raffinato gioco di incastri dal quale alla fine ad emergere è proprio il profilo di Matera, sul cui sfondo passato e futuro si abbracciano in una danza di pietra.
Dalle pagine dei Quaderni vogliamo offrire a cittadini e viaggiatori un racconto della nostra storia e della nostra città, che si mostri sempre nuovo perché nuovi e diversi sono gli sguardi di coloro che la raccontano.
Fedele a questa idea la rivista è dunque divisa in rubriche: Memorie per esempio, dedicata più nello specifico alle storie de La Scaletta, mentre Lo Sguardo degli altri raccoglie i contributi di importanti personalità non materane che raccontano una loro personale immagine, un’idea, una suggestione della città vista da fuori, da lontano. La Città futura è invece riservata ai protagonisti de La Scaletta Giovani e alla loro visione della città rivolta al futuro. E non mancano diversi angoli visuali: la rubrica Digital storytelling, dedicata ai nuovi linguaggi multimediali, Money influence con interessanti riflessioni sul mondo della Finanza, e ancora Dietro le quinte dove scoprire i segreti degli artisti e dei loro processi creativi e tante altre tutte da scoprire.
Un viaggio a tutto tondo insomma, fatto di memorie e riflessioni dell’oggi, nuovi sguardi e pensieri futuri, voci di dentro e voci di fuori, che dai vicoli suggestivi della città di pietra ci porta alle strade del mondo, e dalle strade del mondo di nuovo alla pietra, custode fedele del passato e vessillo del futuro.
Nel dicembre 2024 i Quaderni de La Scaletta hanno celebrato i loro primi quattro anni di pubblicazione con un splendido volume in edizione cartacea ,ad opera della casa editrice Aracne di Roma, e comprendente i testi più interessanti e coinvolgenti delle firme più prestigiose.
I Quaderni de La Scaletta sono una rivista indipendente del Circolo culturale La Scaletta, coordinata da Paolo Emilio Stasi, e curata da Edoardo Delle Donne.
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