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uaderni de La Scaletta

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Giuseppe G.Stasi: Favola. China su carta, 2024

Numero 15 - 2025

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Introduzione

Rubriche

Italo Calvino
“Le cose più importanti nella vita delle persone sono i loro sogni e le loro speranze, ciò che hanno realizzato e pure quello che hanno perduto”
La Fondazione Sassi è tornata
Maria Giovanna Salerno
“I nostri sguardi, le nostre parole, restano il confine che di continuo cambia tra le cose andate e quelle che vengono”
C’era una volta una favola di pietra
Mimmo Sammartino
“In ogni viaggio si portano con sé radici d’albero e di fiori e un seme per piantare una speranza che germogli”
Sua Signoria lo Splendente
Maria Teresa Orsi
“L’arte che si sottrae al flusso perenne per divenire forma, è ciò che opponiamo alle tentazioni del caos”
Aggrappàti ai relitti di un mondo di sogno
Silvia Urbini
“Sovente è necessario alla vita, che l’arte intervenga a disciplinarla”
C’era una volta la Favola
Valentina Scuccimarra
“Consegnare il giorno di oggi a quello di domani custodendo la memoria delle tempeste”
Northern Sky di Nick Drake
Edoardo Delle Donne
“Come un uccello di carta nel petto ad annunciare un sogno che veglia da sempre”
Bab’Aziz. il principe che contemplava la sua anima
Edward von Frauen
“In essa è serbata ogni essenza e profumo, il sentore di canto e dolore, di vita e d’amore”
Il narciso
Gabriella Sarra
“La semplicità non è un obiettivo nell’arte”
Favole di luce e ombre
Giorgio Cravero
“Un paese è una frase senza confini”
Breviario delle Indie
Emanuele Canzaniello
“Ovunque ci sono stelle e azzurre profondità”
La finzione che racconta la verità
Laura Salvinelli
“Come un’esistenza tutta di madreperla che solamente di luce si nutra, ed eterna duri”
Gian Battista Basile e Lo cunto de li cunti: un invito alla lettura della fiaba barocca.
Cristina Acucella
“Una parola d’amore è come un vento che separa due stagioni”
Candido Jacuzzi
Antonella Giordano
“Il tempo si misura in parole, in quelle che si dicono e in quelle che non si dicono”
Le favole dove stanno?
Gianni Rodari
“Al fondo di ogni creazione c’è sempre la nobile illusione di salvare il mondo”
Decostruzioni narrative: glitch di realtà. La favola come decostruzione narrativa
Fabio Zanino, Annalisa Gallo, Fabio Gusella
“Non esiste il presente, tutti i percorsi sono memorie o domande”
Notarella a margine de “La scuola favolosa” di Nicola C. Salerno
Gianluca Navone
“La verità è spesso più vicina al silenzio che al rumore”
Dalla favola alla tragedia, dal Logos al numero
Vanessa Iannone
“Ogni essere genera mondi brevi che fuggono verso la libera prigione dell’universo”
Trump: Sogni, Favole o Incubi?
Donato Masciandaro
“Come la luce con il vetro, lo spazio sfuma l’orlo delle forme”
Lo Studio Peregalli Sartori
Laura Sartori Rimini, Roberto Peregalli
“Perchè gli uomini creano opere d’arte? Per averle a disposizione quando la natura spegne loro la luce”
Favole! L’arte e il disfacimento: determinazione, profezia e diagnosi
Donato Faruolo
“Carezze d’acqua, di vento e di luce. Che importa il tempo, scuro o chiaro…”
Favole
Carola Allemandi
“La memoria è più di un sussurro della polvere…”
La scuola favolosa (tra Piccinato, Rodari e Tonino Sacco)
Nicola C. Salerno
“La poesia in quanto tale è elemento costitutivo della natura umana”
C’era una volta…la Divina Commedia: favole e fiabe nel poema dantesco
Fjodor Montemurro
“La parola è un luogo, lo spazio che occupa nella realtà per stare al mondo”
Le favole e la loro “morale”: “La volpe e l’Uva” e i “wishful thinking” di cui è vittima l’Unione Europea
Luciano Fasano
“Ogni forma di cultura viene arricchita dalle differenze, attraverso il tempo, attraverso la storia che si racconta”
La favola della presunzione di innocenza
Tito Lucrezio Rizzo
“Immaginazione e connessione hanno reso l’uomo un essere speciale”
La Favola Finanziaria. Un Viaggio da Percorrere Sognando
Cristofaro Capuano
“È nel cuore dell’istante che si trova l’improbabile”
Le farfalle non mentono
Leonardo Antonio Avezzano
“Le parole non sono la fine del pensiero, ma l’inizio di esso”
Favole
“Sono le note, come uccelli che si sfiorano, che si inseguono salendo sempre più in alto, sino all’estasi…”
La favola de La Scaletta
Pier Macchie’

“Troveremo sempre risposte parziali che ci lasceranno insoddisfatti e allora continueremo a cercare”

di Edoardo Delle Donne

C’è una meta per il vento di primavera, il rumore del mare…” Ci sono le vetrate in Francia e ci sono le foglie di ineguagliabile splendore in controluce… Oltre la portata del tempo nel grigio argento del mattino, Eolo alto nel cielo, comanda le raffiche ribelli che gonfiano d’incanto quelle foglie, ultima gloria di un mondo nascosto. Solo, a guardia della luce è il poeta, che scava nel dettaglio delle stelle, ascolta la marea, i moti ondosi del linguaggio, affinché nessuno rovini  contro la scogliera. La fuggitiva Li Qingzhao, Hölderlin nella Torre, Rimbaud in Africa, le poesie della Dickinson abbandonate in un baule, forse è destino degli autentici poeti rimanere nascosti, obliati, scissi, fin quando la storia non faccia giustizia, reintegrandoli. Ad usare la metafora hölderliniana, il poeta sarebbe dunque colui che resta sotto le tempeste del dio a capo scoperto, avvolto nel canto, per porgere ai comuni mortali, il fulmine che lui stesso fatica a padroneggiare (Wie wenn am Feiertage…). Nell’era dell’intelligenza artificiale, non possiamo ignorare che per salvare l’umano sono ancora necessari la poesia e l’amore. Quando un uomo riflette, cerca, medita sul proprio essere e sulla propria identità, o analizza le questioni più alte; quando pensa al senso della propria vita e pure se cerca Dio, quand’anche provasse il gusto di aver intravisto qualcosa della verità, tutto ciò esige di trovare il suo culmine nell’amore. Pertanto, di fronte al proprio mistero personale, forse la domanda più decisiva che ognuno di noi può porsi oggi è questa: ho tuttavia un cuore? Lo sguardo dell’uomo, che dovrebbe spaziare, è invece nel nostro  presente, limitato, costretto in taluni scenari collaudati e graditi ai più. L’odierna civiltà cosmopolita (global) non è più legata, come tutta la cultura del passato, a origini culturali locali, sebbene vastità di diffusione e valore culturale siano sempre cose diverse. Questo tempo è prepotentemente contrassegnato da una sorta di pensiero unico (effetto di quel mostro che aveva già intravisto Pier Paolo Pasolini, senza riuscire a dargli un nome), eppure, l’abisso del nichilismo contemporaneo è superabile nel ricercare ogni giorno il senso implicito alla bellezza.

Per un attimo, la cometa ha trovato posa al suo fiammeggiare

I semplici scrittori pensano che basti scrivere pane per evocare il pane: la grande letteratura invece ce ne fa sentire l’odore, l’entità fragrante, quel palpitare della crosta. Un vero scrittore deve sognare la propria vita, non aver il torto di viverla. E’ l’arte, come espressione spontanea della vita, ad assegnare compiti all’etica e non il contrario. Se l’arte avesse solo la funzione di confermare ciò che è già stato stabilito, sarebbe del tutto inutile. Il suo ruolo è quello di una sonda affondata in ciò che non ha nome. Un artista non può che essere impegnato nella sua arte, che è scegliere il meglio. L’arte non deve essere sottomessa a niente e a nessuno se non all’arte stessa, Così come la poesia la cui essenza irriducibile e onirica si rivela nella verità misteriosa sognata in un verso. In una sorta di sacralità che attraversa il tutto. L’arte, la poesia, sono un ponte verso l’inattingibile (inattingibile in forma compiuta),una intuizione non sensibile (il sensibile come empirico),l’ inoltrarsi nei labirinti del sublime. Il linguaggio poetico è qualcosa che avviene, un transito, un esodo, nel senso che scrive e riscrive, descrive e ridisegna, dimostra e mostra l’inesauribile mistero, l’incurabile inquietudine. L’etimologia è in fondo chiara: dal greco poiesis e cioè “fare”. La poesia delle origini trasforma, agisce, scuote, maledice e santifica: in una parola crea il mondo, nello stesso momento in cui viene enunciata, o per meglio dire, annunciata. Il poeta non adempie alla sua parola se non cambia i nomi delle cose, è un messaggero che opera. La parola, a lungo tentata con profusa destrezza, è un colpo di fiamma, una mera imitazione del fuoco in uno scampanio di lampi. Affinché l’attimo si fermi, egli osserva il tempo rallentare e fissa nell’eterno della poesia l’istante destinato a svanire. Fatale, il tempo riprende poi a striscia­re, la realtà riemerge, l’istante scivola tra le dita, il sempre si spacca in un prima e un dopo e il petalo alla deriva precipita verso terra. Piantare le parole come chiodi perché il vento non le prenda; l’ultimo sublime tentativo proustiano di fissare la felicità di un momento, prima che il tempo annienti la straordinaria combinazione di luoghi, persone ed emozioni.

Sento il cuore del cielo battere in una favola

Alessandro Magno durante i suoi viaggi di conquista, portava con sé il rotolo dell’Iliade conservato in un forziere d’oro, trainato da cavalli finemente bardati. Ogni notte chiedeva che gli fossero letti  brani dal poema omerico. Si considera l’incarnazione di Achille e la lettura confortava le sue imprese. Una moneta battuta a Babilonia e commemorativa della sua favolosa leggenda, lo raffigura in Punjab (oriente estremo) che cavalca Bucefalo impennato, mentre disarciona dal suo elefante da guerra, il re indiano Poro alleato di Dario III. E’ necessario oggi ripensare l’antico legame tra la favola e lo stupore, non dimenticare la sua magia e quanto ancora tutto questo sia necessario e vitale (seppur difficile da recuperare e da interpretare) nel nostro mondo stagnante. Perché un bambino richiede incessantemente di sentirsi ripetere la favola, più volte, sino allo sfinimento? Per convincersi fino in fondo dell’accadimento nuovo ed imprevisto che in essa si verifica, e l’incredulità nello scoprire come la fede nell’impossibile renda ogni cosa possibile. L’inversione delle regole, che nel bambino è gioia incontenibile, puro sgomento da consumarsi nelle sconfinate praterie dell’infanzia, sarà un giorno il pilastro su cui costruirà la sua fede. E qualunque sarà la direzione presa da quel credo, verrà professato senza bisogno di prove né di forme da sottoporre al giudizio dei sensi. Semplicemente crederà! Il segreto ultimo della favola si rivela quando una benevola creatura spende la sua magia per compensare il peso e la gravità degli eventi in favore di uno scenario che non nega il sacrificio, ma legittima sempre la fede incondizionata. L’eroe di una favola, una volta giunto al culmine delle sue fatiche, riconosciuto l’esito della sua insensata e folle scommessa, scopre che gli ostacoli si convertono in talismani. E’ il potere di mutare la natura del malefico senza mai annullarlo, un voto, una vocazione che non è supplica e non ha nulla di magico. È il momento in cui la favola si cala nei giorni e diviene verità indiscutibile: quando si rionorano i rapporti naturali degli elementi, ma con un sguardo rinnovato. E allora l’eroe  diventa eroe del mondo. E, come già narrarono molti santi e poeti, l’anima dell’eroe nel suo disgregarsi alle ultime cose, confessa la conclusione del proprio percorso di metamorfosi, riconsegnandosi alla vita e alla morte in una nuova veste. Nell’Eneide, il mago Virgilio sostiene che “fortuna audentes iuvat”, riferendosi al favore della dea bendata, al privilegio di sentirsi sussurrare il suo conforto, al premio che attende, sempre ed irrevocabilmente, gli indomiti e gli implacabili che sfidano la sorte e gli accadimenti avversi. Molteplici sono le ragioni che rendono coraggiosi gli eroi, la fiducia che nutrono in un favore, il loro sapersi affidare e abbandonare completamente alla provvidenza, il credere, senza dubbio né timore di smentita, che gli elementi e le potenze si chinino a soccorrere chi osa, la gloria come un atto superiore a favore della vita. E la figura dell’eroe si sovrappone spesso all’uomo di fede e al poeta, nella percezione che il mondo ha di loro. Si mostrano come dei folli, pronti ad agire in direzione contraria alla logica, preparati a regalare ciò che tutti vogliono tenersi e ad avere ciò che non interessa a nessuno, avanzando sprezzanti e indomiti senza difesa, verso ogni lancia puntata. Guardando l’acqua che passa affermando che tutto scorre, cercando il fuoco che brucia sostenendo che tutto si consuma.

Come un’anima sola che dimentica del mondo, bacia se stessa negli spazi bianchi.

Secondo Johann Christian Friedrich Hölderlin poeta tedesco (Lauffen am Neckar, 20 marzo 1770 – Tubinga, 7 giugno 1843) , una terza via rispetto a idealismo (dominio del soggetto sul mondo) e realismo (dominio del mondo sul soggetto), è una fusione con la natura come Tutto, nel segno di una unità vicina alla sostanza spinoziana così come all’Uno neoplatonico. Come le vene che diramano dal cuore e al cuore tornano, tutto nel mondo, è perenne ardore e mescolanza. Nell’interpretazione di un altro grande poeta, pittore e incisore William Blake (Londra 1757 – 1827) la psiche umana si suddivide in quattro principi fondanti: Umanità, Emanazione, Ombra e Spettro. Lo Spettro, emanazione di Urizen, è l’incarnazione della ragione che ha perso la spiritualità, dunque della ragione che diventa imposizione, violenza e sopraffazione. Mentre è l‘immaginazione secondo Blake, che permette di percepire la vita oltre la fisicità in quanto facoltà indipendente o meglio immortale. L’occhio interno si apre alla sfera immaginativa dove ha luogo la creazione:“Il mondo dell’immaginazione è il mondo dell’eternità, che è la vera realtà”. Nel sogno è custodita l’eternità, laddove il tempo, quel tempo che scandisce i nostri limiti, non significa niente, o meglio, disperdendosi significa tutto, senza alcun problema per la ragione. Blake va nel profondo e succhia la luce, non vuole eliminare l’ombra ,ma intende illuminarla restando nello stesso luogo. L’ombra è per il poeta, lo specchio della luce, la vera figura della vita che si stende attraverso i due regni e in cui dimorano gli esseri che ci superano, gli angeli. “Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito”. Di questo concetto si nutre la letteratura di Aldous Huxley, che con il suo saggio The Doors of Perception stimola e amplifica l’immaginazione del musicista e poeta visionario Jim Morrison (Melbourne, 8 dicembre 1943 – Parigi, 3 luglio 1971),  in un tributo mistico e contemporaneo al pensiero di William Blake, fin quasi ad impossessarsi della sua anima.  

Jim Morrison –  The Severed Garden

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